Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, è a Bisceglie per la maratona digitale di DigithOn, da lui fondata, e parla della road map delineata da Elly Schlein in direzione. Boccia, non sono stati fissati i tempi.
«Sul programma iniziamo a ottobre. Già nei prossimi giorni, come facemmo lo scorso anno, lavoreremo sulla legge di Bilancio. Parallelamente nascerà l`architettura del programma della coalizione. Non sarà una somma di programmi ma un progetto comune per l`Italia».
Quando le primarie?
«Il percorso lo stabiliremo insieme, anche alla luce della data del voto. Le primarie sono un`opportunità democratica, chi vincerà non imporrà il proprio programma ma porterà avanti il progetto comune. Io sono decisamente favorevole alle primarie: rappresentano una grande occasione di partecipazione».
L`ipotesi del federatore sembra definitivamente tramontata?
«Nella base del Pd questa ipotesi non ha mai preso piede. Le candidature non si costruiscono in laboratorio e, diciamoci la verità, non ci sono mai state figure terze che avrebbero potuto ricoprire questo ruolo. E comunque la coalizione non ha bisogno di un tutore».
Quando Schlein ha detto uno non vale uno c`è stato un grande applauso: una rivendicazione di orgoglio dem?
«Orgoglio non arroganza. Orgoglio di una comunità, per essere precisi. Il Pd è stato sempre testardamente unitario e generoso. Ma generosità non significa cancellare sé stessi. Siamo il partito maggiore della coalizione e dobbiamo anche noi rispettare la forza che ci hanno dato gli elettori».
Conte, Bonelli e Fratoianni però non sono stati contenti di quelle parole…
«Discutere in una coalizione è normale. Essere unitari non significa che dobbiamo diventare un po` 5 Stelle e un po` Avs. Noi non abbiamo mai chiesto agli altri di uniformarsi al Pd e vogliamo lo stesso comportamento dagli alleati».
Alleati con cui non riuscite a mettervi d`accordo sull`Ucraina. Nel frattempo, mentre voi parlate di pace Putin va avanti con i carri armati…
«Continuare a sostenere il popolo ucraino vittima dell`aggressione russa e nello stesso tempo ricercare una pace giusta non equivale a una resa alle ragioni dell`aggressore. Lo stesso vale per la richiesta all`Europa di una forte iniziativa diplomatica. Peraltro io non ho mai sentito Conte dire di non volere sostenere il popolo ucraino o appoggiare le ragioni di Putin».
Difficile sostenere l`Ucraina non mandando le armi.
«Non c`è dubbio. Ma io sono sicuro che troveremo una sintesi alta. Sul ruolo dell`Europa, per esempio, siamo tutti d`accordo. Mentre la destra tutta continua a non chiedere alla Ue di prendere un`iniziativa per costruire la pace».
Giorgio Gori ha detto che è un errore non presentare più candidature pd alle primarie.
«Il candidato è il segretario, in questo caso, la segretaria. Non lo dice solo lo statuto ma anche il cuore di tutto il popolo del Pd. Dopodiché nessuno ha detto a Gori o a chiunque altro di non candidarsi. Se uno vuole farlo va in Assemblea nazionale e chiede la modifica dello statuto. L`Assemblea, che è sovrana, vota. Un`assemblea di mille persone elette alle primarie, che certo non prendono ordini da nessuno perché il nostro non è un partito padronale. Guai però a trasferire sulle primarie le dinamiche interne di partito».
Schlein ha sfidato Meloni. Siete sicuri di vincere?
«Elly sta costruendo un`alternativa di governo credibile. Dopodiché i fallimenti di questo governo sono sotto gli occhi di tutti. Del resto è proprio Giorgetti a certificare il fallimento di quattro anni di politica economica: la quinta Manovra dovrà essere ancora più prudente, mentre il debito sale e il Paese cresce dello zero virgola. Hanno fatto più debito senza costruire più crescita e ora trovano miliardi per aumentare la spesa militare mentre la sanità è allo stremo. Qui si vede la differenza tra due idee dell`Italia: Meloni ha accettato l`obiettivo Nato del 5% per difesa e sicurezza; noi vogliamo portare la sanità pubblica al 7% del Pil. Prima vengono il diritto a curarsi, i salari, la scuola e il futuro industriale del Paese».
Quale dovrebbe essere il primo provvedimento se andaste al governo?
«Sicuramente il salario minimo».