“La crisi dell’ordine mondiale liberaldemocratico non è più un’eventualità, un’ipotesi: è il quotidiano.
Una catastrofe che sembra svolgersi lentamente, per frammenti, con un progredire che consente quasi un’assuefazione collettiva al disfacimento del mondo conosciuto e impedisce, nello stesso tempo, la nascita di nuove forze, nuove idee, nuove astrazioni vitali e contrarie, necessarie a qualsiasi rinascita.
L’idea di Europa è, per noi, il primo dei fondamentali. Definire cos’è l’Europa significa partire, innanzitutto, dal definire cosa non è l’Europa, secondo la lezione di Chabod e, prima ancora, di Cattaneo.
Non è Europa una guerra di aggressione per la ridefinizione dei confini nazionali. Non è Europa lo sterminio organizzato. Non è Europa il mancato rispetto dei diritti umani, le discriminazioni di Stato, le impiccagioni di piazza, le deportazioni.
E non può essere Europa neppure uno sviluppo tecnologico che abbia come unico metro il profitto e come unico esito la concentrazione del potere.
I decenni che abbiamo alle spalle raccontano il successo materiale dell’idea d’Europa. Il mercato comune ha aperto una fase straordinaria di crescita economica; l’abbattimento delle frontiere interne ha consentito alle persone, alle conoscenze e alle imprese di muoversi e crescere in un continente in pace; i cittadini hanno visto ampliarsi gli spazi della democrazia e la sfera dei propri diritti azionabili in giudizio.
Fino ad oggi. Oggi quello sviluppo umano e normativo, culturale e materiale, sembra essere giunto a un punto di crisi. Ed è qui che la riflessione del professor Pitruzzella pone, a mio avviso, una questione decisiva: l’Europa costruita come straordinaria potenza del diritto è oggi chiamata a diventare anche potenza della capacità.
Capacità di decidere, di investire, di proteggere, di produrre conoscenza, infine, di non dipendere da altri per esercitare le proprie libertà.
Ogni stagione della democrazia ha dovuto misurarsi con la concentrazione del potere. Nel Novecento soprattutto con il potere economico e industriale. Nel nostro tempo a quella concentrazione se ne aggiunge un’altra: il potere di possedere i dati, organizzare la conoscenza, disporre della capacità di calcolo e orientare, attraverso gli algoritmi, comportamenti e decisioni.
L’autonomia europea non significa però autarchia. Non significa chiudersi al mondo. Significa esattamente il contrario: avere la forza di cooperare con tutti senza dipendere strutturalmente da nessuno.
Per questo l’Europa deve costruire infrastrutture comuni della conoscenza: capacità di calcolo, certamente, ma anche dati, ricerca, energia, università, competenze, capitale umano e capacità industriale.
Ed è anche per questo che l’Europa non può accontentarsi di essere il continente che regola la potenza prodotta altrove. Deve diventare il luogo democratico nel quale quella potenza viene costruita, condivisa e governata.
La sovranità europea non è allora la cancellazione delle sovranità nazionali. Può diventare la forma contemporanea attraverso la quale le nostre democrazie recuperano poteri che, separatamente, hanno già perduto nei fatti.
È qui, credo, che la trasformazione dell’Europa assume il suo significato più profondo. Non costruire semplicemente un altro grande spazio di potere nel mondo, accanto agli Stati Uniti e alla Cina.
Ma dimostrare che può esistere una potenza diversa: abbastanza forte da essere autonoma, abbastanza aperta da cooperare, abbastanza democratica da distribuire il potere, abbastanza fedele al diritto da porre limiti anche a se stessa. Una potenza capace di scegliere, senza pretendere di dominare.
La crisi attuale deve essere attraversata con il timone fermo sui fondamentali: Stato di diritto, sviluppo, protezione, conoscenza, giustizia sociale, aumento degli spazi della democrazia. Soltanto così terremo accesa la luce dell’Europa nel buio di ciò che Europa non è.
Oggi dobbiamo mettere in comune ciò che consentirà agli europei di essere liberi. La sicurezza, l’energia, la conoscenza, la tecnologia. Ma soprattutto la capacità democratica di governarle. Perché non basta condividere un destino. Occorre costruire insieme il potere democratico e governarlo”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia nel suo intervento alla presentazione del libro di Giovanni Pitruzzella “Le trasformazioni dell’Europa. Tra geopolitica e democrazia” che si è svolta al Palazzo della Consulta alla presenza del Presidente della Repubblica.