“I dati diffusi dall’Italian Datacenter Association, riportati dalle agenzie di stampa, parlano di investimenti potenziali fino a 36,9 miliardi di euro nei prossimi dieci anni e di circa 26mila occupati entro il 2036. E’ una straordinaria opportunita’ industriale, ma non possiamo permettere che questa crescita si trasformi in uno sviluppo caotico, guidato dalla corsa alle aree industriali, ai capannoni e alle connessioni elettriche, senza una strategia nazionale. Non ripetiamo gli errori di programmazione gia’ conosciuti con le rinnovabili, quando la moltiplicazione delle richieste di connessione ha contribuito alla saturazione virtuale delle reti”. Cosi’ il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. “I data center non sono semplici investimenti immobiliari: consumano energia, richiedono infrastrutture, incidono sull’uso del territorio e delle risorse idriche. E soprattutto devono contribuire a costruire una vera capacita’ tecnologica italiana, non soltanto ospitare tecnologie sviluppate altrove. Al ministro Pichetto Fratin chiediamo di accompagnare la semplificazione delle autorizzazioni con una programmazione nazionale, coinvolgendo territori, operatori, gestori delle reti, universita’ e ricerca. Accelerare le procedure senza governare la crescita rischia di produrre infrastrutture scollegate, sprechi di risorse e squilibri territoriali. E’ la stessa sfida in termini strategici nazionali lanciata qualche giorno fa a DigithON con la proposta di un Polo strategico italiano dell’Intelligenza Artificiale, capace di raccordare le infrastrutture nazionali con la futura Gigafactory europea e con la prospettiva di un Cern europeo dell’IA. – continua Boccia – Non un nuovo apparato burocratico, ma una capacita’ tecnologica e industriale che metta insieme calcolo, dati, ricerca, universita’ e imprese”. “Non siamo contrari agli investimenti anzi, ma vogliamo stimolarli sapendo che possono produrre valore aggiunto per un nuovo eco sistema per il Paese. Il futuro digitale dell’Italia non si misura soltanto megawatt e per di piu’ caotici, ma nella capacita’ di trasformarli in conoscenza, innovazione, lavoro e progresso sociale”, conclude Boccia.


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