“Nemmeno le parole del cardinal Zuppi dell’altro giorno, che richiamavano la politica alla sua responsabilità, hanno impedito che il governo impugnasse l’ennesima legge regionale sul fine vita. Oggi è toccato all’Emilia Romagna. Continuando nel suo atteggiamento di irresponsabile ignavia il governo italiano sa dire solo dei no. Non siamo certo fautori del fatto che ogni regione abbia una propria legge sul fine vita. Ma di fronte all’immobilismo dell’esecutivo le regioni non possono stare ferme.
Non possiamo lasciare sole le persone che soffrono, le loro famiglie, i medici e le strutture sanitarie. Dovrebbe essere proprio il governo a non imporre vincoli di maggioranza in Parlamento e a permettere di giungere ad un voto che permetta all’Italia di avere una legge nazionale sul fine vita. Si lascino liberi senatrici e senatori di confrontarsi e votare secondo coscienza, senza imposizioni del governo e senza discipline di maggioranza. Da tempo chiediamo la calendarizzazione del fine vita in aula al Senato. Cosa aspetta la maggioranza?
Ripartiamo dalle persone, dalla Costituzione e dalle pronunce della Corte costituzionale. Dopo anni di rinvii, il governo lasci al Parlamento la sua libertà. Su una materia che tocca il confine più fragile dell’esistenza non servono ordini di scuderia. Servono coscienza, umanità e responsabilità. Il tempo dei rinvii è finito. Votiamo.
Per noi resta fermo un principio: un diritto universale deve essere garantito dal Servizio sanitario nazionale e non può dipendere dalla possibilità economica di ciascuno”.
Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.


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