“Siamo ormai al mondo al contrario della destra: Palazzo Chigi ringrazia Eni per aver messo per trenta giorni un tetto al prezzo dei carburanti. L’iniziativa di Eni come qualsiasi contributo straordinario è comunque positivo e ogni centesimo risparmiato dalle famiglie conta. Ma la domanda è un’altra: è Eni che deve supplire alle scelte del Governo o è il Governo che deve indicare una strategia chiara alle grandi aziende partecipate dallo Stato?
Una domanda è inevitabile: se Eni poteva intervenire, perché non lo ha fatto prima e perché il Governo non glielo ha chiesto? Le famiglie non avevano bisogno di un grazie oggi di Chigi, ma di uno Stato sempre presente, soprattutto mentre facevano il pieno e pagavano il conto.
Eni non è un benefattore al quale Palazzo Chigi deve rivolgere un ringraziamento: è una grande azienda italiana sulla quale lo Stato esercita il controllo di fatto attraverso le partecipazioni del Ministero dell’Economia e di Cassa Depositi e Prestiti.
Da mesi assistiamo a decreti pasticciati, proroghe di qualche settimana e misure che inseguono l’emergenza giorno dopo giorno. Ora arriva un tetto volontario di trenta giorni. Tutto può essere utile per alleviare il peso sulle famiglie, ma un intervento di trenta giorni non è una politica energetica.
Un Governo serio avrebbe chiamato da mesi intorno allo stesso tavolo Eni e tutte le grandi aziende energetiche, chiedendo loro di concorrere, nel rispetto delle regole di mercato, a una strategia di lungo periodo per la sicurezza energetica del Paese: approvvigionamenti, reti, accumuli, rinnovabili, efficienza e protezione dagli shock internazionali.
Le grandi aziende devono produrre valore ma quando lo Stato ne è azionista e il Paese attraversa una crisi energetica così pesante, quel valore deve concorrere anche alla sicurezza energetica, alla competitività e alla crescita dell’Italia.
È esattamente questo il terreno sul quale Elly Schlein ha sfidato Giorgia Meloni: 14 miliardi di spazio di bilancio per l’energia, con proposte concrete per famiglie e imprese, case popolari, riconversione produttiva, trasporto pubblico, reti e accumuli. Nessuna mano tesa ma una domanda politica molto precisa: davanti a una crisi strutturale, quale strategia ha l’Italia?
Per questo, più che dire ‘grazie Eni’, Palazzo Chigi dovrebbe rispondere nel merito e spiegare agli italiani quale sia la sua politica energetica. Un tetto di trenta giorni può aiutare nell’emergenza. Una strategia serve a impedire che ogni la crisi internazionale che il Governo Meloni ha sottovalutato presenti ancora una volta il conto alle famiglie e alle imprese italiane.”
Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenuto a Taranto all’inaugurazione del circolo del Pd intitolato a Enrico Berlinguer e Aldo Moro.

Governo: Boccia (Pd), “Meloni disperata, in 4 anni ha prodotto Vannacci, prima votiamo meglio è”

“Giorgia Meloni è disperata. Se dopo 4 anni di governo, 4 leggi di bilancio, non si rende conto che le difficoltà del Paese sono quelle che i cittadini toccano ad ogni angolo di strada, dai salari inadeguati al costo dei carburanti alle stelle, ai prezzi dell’energia fuori controllo, significa che vive fuori dalla realtà. Immagino che sia un mix tra disperazione, perché sa di aver prodotto in 4 anni solo Vannacci, cioè la radicalizzazione della sua stessa destra, e speranza che questi annunci roboanti le permettano di riprendersi per andare a votare qualche mese prima. Io penso che sia un bene per il Paese se andassimo a votare presto. Quella del governo è diventata un’agonia, la legislatura è finita. Meloni ha una maggioranza supina, silente, obbediente, che le ha consentito di fare tutto quello che ha voluto. Non c’è mai stato un governo italiano con una maggioranza così obbediente: anche quando non sono d’accordo alla fine arriva l’ordine da palazzo Chigi e dicono “Signora Sì”. Noi speriamo di andare a votare nel più breve tempo possibile”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenuto a Taranto all’inaugurazione del circolo Pd intitolato ad Enrico Berlinguer e Aldo Moro.


Ne Parlano