“Le parole di Antonio Tajani sulla sentenza Regeni sono gravi e sorprendenti. Dire, all’indomani di una sentenza che condanna tre uomini della National Security egiziana, che “sono state condannate tre persone, non l’Egitto” significa eludere la questione che dieci anni di indagini e di processo consegnano oggi alla politica italiana.
Nessuno sostiene che la Corte d’Assise abbia condannato lo Stato egiziano. Ma quei tre uomini appartenevano agli apparati di sicurezza egiziani e per anni le autorità del Cairo non hanno fornito la collaborazione necessaria alla giustizia italiana, fino a rendere necessario l’intervento della Corte costituzionale per consentire al processo di andare avanti.
È questo il punto che il ministro degli Esteri dovrebbe porre al presidente al-Sisi, soprattutto dopo aver incontrato poche settimane fa al Cairo il governo egiziano per rafforzare partenariato politico.
Ora non servono distinguo né formule diplomatiche. Servono atti: ottenere piena collaborazione dall’Egitto, perseguire l’esecuzione della sentenza e delle statuizioni civili e continuare a cercare tutta la verità su chi sequestrò, torturò e uccise Giulio Regeni.
Un Paese è davvero autorevole quando sa difendere i propri cittadini anche quando farlo ha un costo nei rapporti internazionali. Lo Stato italiano deve stare dalla parte della sua magistratura e della famiglia Regeni.
Come ha detto il procuratore Colaiocco, “la ragion di Stato non può diventare ragione d’impunità”. È una frase che oggi dovrebbe risuonare soprattutto a Palazzo Chigi e alla Farnesina. Su Giulio Regeni gli interessi geopolitici ed economici non possono venire prima della verità e della giustizia. Ci auguriamo che dopo la sentenza e le parole del ministro degli Esteri il governo venga a riferire in Parlamento”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta alcune affermazioni del ministro Tajani.