“Oggi abbiamo la prova di ciò che denunciamo da quasi due anni: il ritardo non era incapacità, era resistenza. Resistenza a recidere il cordone che lega il servizio pubblico al Governo.
L’Europa chiedeva più indipendenza; la destra ha conservato le nomine governative. L’Europa chiedeva risorse prevedibili e sottratte alle pressioni politiche; invece lasciano la Rai esposta alle decisioni annuali. L’Europa chiedeva garanzie sulle nomine e sulle revoche; hanno respinto le nostre proposte. Persino il Parlamento viene indebolito, rendendo non vincolante il parere della Vigilanza sul contratto di servizio.
Il Media Freedom Act è chiarissimo: il servizio pubblico deve essere indipendente dal punto di vista editoriale e funzionale; nomine e revoche dei vertici devono poggiare su procedure trasparenti e criteri oggettivi predeterminati; le risorse devono essere adeguate, sostenibili e prevedibili. E l’Europa indica esplicitamente nel finanziamento pluriennale uno strumento per ridurre il rischio delle interferenze legate alle trattative annuali di bilancio.
La risposta della maggioranza italiana è stata l’opposto: ha cancellato la nuova procedura per la composizione del CdA, lasciando in vita il sistema vigente e quindi anche due consiglieri designati direttamente dal Consiglio dei ministri. E ha bocciato gli emendamenti delle opposizioni che provavano a costruire garanzie più forti di indipendenza. Il 23 settembre sono stati respinti anche gli emendamenti sulle incompatibilità e sulle procedure di governance.
È una scelta politica precisa: non rinunciare mai al potere sulla Rai.
E tutto questo avviene mentre in Europa si va nella direzione opposta: la stessa Commissione europea, nel Rapporto sullo Stato di diritto 2026, registra interventi e riforme nazionali connessi al rafforzamento dell’indipendenza e all’attuazione del nuovo quadro europeo sui media.
Noi non chiediamo di togliere la Rai alla destra per consegnarla all’opposizione. Chiediamo di toglierla una volta per tutte dalle mani di qualunque Governo.
La Rai è la principale infrastruttura pubblica dell’informazione e della cultura italiana. Non appartiene a Giorgia Meloni, non appartiene a questo Governo, non appartiene ai partiti. Appartiene ai cittadini.
E tutto questo accade mentre la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e le grandi piattaforme globali stanno cambiando il mondo. Invece di dare alla Rai autonomia, risorse e forza per affrontare questa sfida, la maggioranza la tiene prigioniera di una logica vecchia: occupare, controllare, lottizzare. Così non si indebolisce soltanto l’indipendenza della Rai: si rischia di condannare all’irrilevanza uno dei più grandi patrimoni industriali e culturali del Paese proprio mentre avremmo bisogno di trasformarlo in un protagonista della nuova società digitale. Mentre il mondo cambia a una velocità straordinaria, loro tengono la Rai ferma alla più vecchia delle politiche: la lottizzazione.
Questa non è la riforma per il Paese di oggi né per l’Italia del futuro. È una grande occasione persa per costruire finalmente una Rai libera, autorevole e indipendente dal potere politico”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia è intervenuto in 8a commissione al Senato dove si discute il ddl sulla riforma della Rai.


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