“La decisione assunta il 14 settembre
scorso dal Direttore generale dell’Inps, che ha posto fine alla
presentazione dei Rendiconti Sociali provinciali, obbligando
alla redazione di un documento unico, da presentarsi in un solo
evento a livello regionale, ha un amaro sapore di censura.
Discutibile nel metodo, in quanto interviene dopo la scadenza del
Comitato di Vigilanza che aveva animato e promosso quella
esperienza, e prima dell’insediamento del nuovo Civ. E
altrettanto discutibile nel merito, in quanto: limita fortemente
l’accesso dei territori ad una conoscenza articolata dei dati di
cui l’Istituto dispone sulle condizioni sociali ed economiche,
del lavoro e dell’accesso alle prestazioni; svalorizza il lavoro
delle sedi provinciali e delle agenzie sul territorio; impedisce
un confronto sempre più consapevole ed aggiornato fra attori
istituzionali, politici sindacali, cittadinanza, che si era
invece sin qui dimostrato fecondo. È una censura senza alcuna
motivazione. Non può essere di ostacolo il costo, ridicolo, delle
presentazioni, che al contrario hanno portato beneficio in
termini di reputazione all’Istituto, come testimoniato dalla
grande risonanza e partecipazione a questi avvenimenti nelle
diverse province. Né c’è un problema di “omogeneità
comunicativa”, a meno che questo non significhi volere sottoporre
ad un vaglio preventivo, di tipo politico, ciò che i dati
rischiano di dire e che potrebbe risultare non gradito, se non
coerente con la retorica della comunicazione politica nazionale.
Abbiamo presentato sia alla Camera che al SENATO una
interrogazione parlamentare alla Ministra del lavoro, perché si
pronunci sulla legittimità di questa decisione e perché ci
spieghi se non ritenga di dovere intervenire, in qualità di
Ministero vigilante, per invitare l’INPS a sospendere l’efficacia
del messaggio e consentire le presentazioni provinciali dei
Rendiconti sociali 2025 già predisposti, rimettendo ogni
eventuale revisione al nuovo Civ”. Così i capigruppo del PD nelle
commissioni Bilancio e Lavoro della Camera, Maria Cecilia Guerra
e Arturo Scotto, e la SENATRICE Susanna Camusso.


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