“L’Ucraina non si vende, si difende se
vogliamo difendere noi stessi”. Pier Ferdinando Casini lo sta
dicendo da giorni. E tuttavia le divisioni del campo progressista
restano tutte intere. “Questa è una cosa che capita a una certa
età: parli e non sempre ti ascoltano. Però io me ne sono fatto
una ragione” anche se “credo sia un’occasione persa”, dice
rispondendo alle domande dei cronisti a margine di ‘Democrazia:
crisi e prospettive’, appuntamento organizzato a Firenze dal
Consiglio regionale e dall’Istituto storico toscano della
Resistenza e dell’età contemporanea. “Certamente la posizione del
Pd è molto diversa da quella di qualche alleato. Elly Schlein
fino a oggi è stata sempre coerente nella difesa dell’Ucraina, e
così i gruppi parlamentari dei dem”.
In questo senso, suggerisce, “la coalizione che si presenta in
alternativa a Giorgia Meloni penso faccia bene ad avere una
posizione univoca, perché quello dell’Ucraina oggi è il tema se
vogliamo costruire l’Europa. Perché se non difendiamo l’Ucraina,
mettiamo una pietra d’inciampo grande come una casa sull’idea di
creare l’Europa”.


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