Non gli sarebbe “piaciuto essere
santificato. Io l’ho conosciuto tanti anni fa quando assieme a un
manipolo di visionari sognava di abbattere la classe dirigente
dell’epoca” e “le sue picconate andarono a segno”. La Lega “diede
un contributo decisivo, a partire dal nord del paese, per
sconfiggere la Democrazia cristiana contribuendo a mettere in
discussione un sistema”. Così Pier Ferdinando Casini, il quale ha
tuttavia anche ricordato che “durante gli anni di tangentopoli i
cappi sventolati in aula” che “venivano dal suo gruppo
parlamentare”.

“Immagini forti che appartengono al clima di delegittimazione –
ha detto Casini alla presentazione del libro ‘Umberto Bossi –
Discorsi politici e parlamentari’ in sala della Regina alla
Camera dei deputati – nella quale si consumò la FINE della prima
Repubblica. Era un grande combattente, ha amato la politica nella
buona come nella cattiva sorte, perseguendo con tenacia la
propria passione e i propri ideali e rimanendo fedele sempre,
fino agli ultimi anni della sua VITA, a se stesso”.

“Ricordo il suo rigoroso
antifascismo che lo ha portato a considerare il valore fondativo
della Resistenza e l’ha indotto a respingere l’idea che la Lega
potesse essere nell’area della estrema destra”. L’ha detto l’ex
presidente della Camera e oggi SENATORE Pier Ferdinando Casini,
parlando della Lega di Umberto Bossi alla presentazione della
raccolta di scritti politici e parlamentari del Senatur, in
corso a Montecitorio.
Casini ha continuato: “Umberto Bossi è stato parte della
storia di questo paese, protagonista della grande frattura
politica tra politica e istituzioni e il modo di intendere il
rapporto tra cittadini e politica. Ha fatto della parola uno
strumento di mobilitazione, di appartenenza usando un linguaggio
capace di rompere e di rivolgersi a chi non sempre si
riconosceva nella politica di allora. Ricordo quando arrivava in
Sardegna da Berlusconi e si presentava in canottiera,
assolutamente distonica rispetto al look della Costa Smeralda.
Così voleva evidenziare la diversità ossessiva del suo movimento
rispetto alla omologazione all’establishment. Ma non era tanto
una ribellione ma una scelta politica”.


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