“La questione di fondo è con questo disegno di legge il CUN esce ridimensionato, il testo soffoca la sua natura di voce democratica del sistema universitario, la sua natura di organo di rappresentanza del mondo universitario tanto più in un sistema di autonoma degli atenei, di luogo unitario che funga da ‘parlamento’ sulle grandi questioni del reclutamento e degli ordinamenti didattici con parere vincolante, bilanciando in questo modo il suo ruolo rispetto all’Anvur. Qui si soffoca la natura democratica del sistema universitario del Cun, colpendo soprattutto associati e ricercatori. Rischiando di compromettere il carattere pluralistico dell’organo, limitandone la capacità di rappresentare in modo equilibrato la complessità del sistema universitario italiano per ridurlo a un comitato subordinato, meramente consultivo. Negli emendamenti noi abbiamo cercato di correggere il tiro, ma a questa destra non interessa un luogo di rappresentanza e mediazione nell’università, come in altri ambiti. Per questo il Pd vota contro l’ennesimo provvedimento del governo Meloni contro l’università e la ricerca”. Lo ha detto la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione università, scuola, cultura in dichiarazione di voto in Aula sul ddl di riordino del Cun.
“Le politiche riduttive della destra per l’università – ha continuato D’Elia – non sono una novità. Secondo Anvur i finanziamenti sono stati ridotti del 2%. Gli obiettivi PNRR sui posti letto per gli universitari sono stati traditi, perché il target dei 60 mila è andato fallito e il governo Meloni ne ha rendicontati 33 mila, la metà. Hanno abolito l’abilitazione scientifica nazionale, lasciando in vigore i terribili parametri quantitativi delle mediane che penalizzano i giovani ricercatori precari e delegano tutto il potere alle commissioni locali. Ai giovani il centrodestra dice: andate all’estero a fare ricerca”.


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