Graziano Del Rio, lei è senatore del Pd e presidente della Commissione Schengen. Il ministro Piantedosi dice che per ora i controlli con la Spagna non verranno revocati. È una scelta che condivide?
«Credo che Ceuta sia stata un`occasione persa: l`Europa avrebbe potuto fare un salto di qualità nella cooperazione. Invece di sospendere Schengen bisognava collaborare con la Spagna e rafforzare la solidarietà reciproca. So bene che noi siamo stati lasciati soli sugli sbarchi, sono stato ministro dei Trasporti dal 2015 al 2018, ma proprio per questo la strada non è quella delle accuse e divisioni. Come ha detto il commissario europeo Magnus Brunner la sospensione di Schengen deve essere una misura di ultimissima istanza nel caso ci sia un reale pericolo».
Le sembra che questo pericolo ci fosse?
«Nell`audizione il ministro Piantedosi non ha portato riscontri oggettivi, ma ha parlato di un pericolo di infiltrazione terroristica. Ne prendo atto notando che è comune e potenziale in qualsiasi movimento migratorio irregolare. Di contro, il fatto politico più rilevante è che a Ceuta 70mila persone si sono radunate, vicino alla frontiera, sulla base di messaggi social, la polizia li ha visti e sono comunque riusciti a entrare. Ci sono state anche molte vittime, che vanno sempre ricordate. È stato un evento di pressione sull`Europa e sulla Spagna, simile a quello che abbiamo visto ai confini della Bielorussia, in Libia, in Turchia. Non dobbiamo lasciare che la migrazione diventi uno strumento di ricatto ma pensare a una risposta comune».
Eppure sui migranti è in atto una diatriba anche tra Germania e Italia. Lei crede che possa rientrare nelle regole del nuovo Patto la compensazione tra “dublinanti” e migranti salvati dalle ong tedesche?
«No, non esiste questa possibilità. Inoltre, se continuiamo a dichiarare guerra a Spagna, Francia e Germania il fenomeno migratorio diventerà irrisolvibile. Se come dice il ministro queste persone hanno varcato i confini prima del 12 giugno e, dunque, non valgono le riammissioni, bisogna far valere questo principio. Non ha senso adombrare continuamente ritorsioni. Dopodiché il nuovo Patto fornisce regole comuni ma su alcuni aspetti non è né efficace né efficiente: si pensi agli screening totalmente ignorati a Ceuta o agli hub in Paesi terzi. L`Albania ha già dimostrato che si tratta di un progetto fallimentare. Esternalizzare i confini non è la risposta».
Qual è la giusta risposta?
«L`interesse nazionale è favorire ingressi regolari oggi impossibili. Va cambiata la Bossi-Fini, che produce burocrazia e irregolarità. Il decreto flussi è giusto, ma è una finzione: di solito si tratta di persone già presenti in Italia, di queste solo il 10% ottiene poi un permesso di soggiorno. Non è un caso se le industrie, che chiedono manodopera, stanno lavorando per formare le persone nei Paesi d`origine e poi farle entrare extra quote. Inoltre, non si investe sulle politiche di integrazione. Sul fronte dei controlli va rafforzato Frontex, non si può lasciare questo movimento di persone nelle mani dei trafficanti senza scrupoli che lucrano sulla pelle delle persone».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha postato sui suoi social un video in stile Trump sulle espulsioni. Che messaggio è?
«Le persone in manette non vanno mai esibite. Ne abbiamo abbastanza dei Vannacci e dei Trump».


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