Presidente del comitato parlamentare di controllo sull`accordo di Schengen, Graziano Delrio era anche il ministro dei “porti” e della Guardia costiera che si trovò a gestire nel 2015 il momento più acuto della crisi migratoria. Come valuta la crisi diplomatica tra Spagna e Italia?
«Prima di entrare nel merito, dobbiamo renderci conto di cosa vuol dire minare l`accordo di Schengen, che costituisce un valore enorme per l`Europa. L`abolizione delle frontiere interne è stato un fattore di sviluppo incredibile. L`ottanta per cento delle imprese considera Schengen una delle cose più importanti dell`Ue, la stragrande maggioranza dei cittadini lo vede come uno dei pilastri che hanno costruito l`Europa».
Il governo Meloni lo ha sospeso, non abolito. Poteva farlo?
«Il commissario Ue all`immigrazione Brunner, un conservatore, ha detto che la sospensione dell`accordo può essere presa in considerazione esclusivamente come misura di ultima istanza e solo quando è necessaria e proporzionata. Sospendere Schengen non è fare un decretino, colpisce il cuore dell`Europa, per questo sono preoccupato».
Quindi è Meloni ad aver sbagliato?
«Sì, la crisi di Ceuta doveva diventare semmai l`occasione per un salto di qualità della politica europea, non per alimentare nuove divisioni tra gli Stati. Doveva rafforzare l`unità, la capacità di costruire insieme una politica comune. È molto triste che due paesi storicamente alleati e amici si trovino in questa situazione».
Chi porta la responsabilità maggiore?
«Oggettivamente, le ragioni del governo italiano sono davvero difficili da comprendere e non ne faccio una questione di destra o di sinistra, direi la stessa cosa se dall`altra parte il governo fosse guidato dai popolari spagnoli. Si è agito sulla base dell`emotività, della propaganda e poco su elementi di merito».
Stando al merito, perché Roma ha sbagliato?
«Perché Ceuta non è spazio Schengen, anche se formalmente è Spagna. Quindi non c`era e non c`è nessun pericolo che dall`exclave si esca e si viaggi liberamente nel territorio europeo. Il paragone con la Slovenia è totalmente improprio».
Con il ministro Piantedosi ha parlato?
«Ho chiesto al ministro di venire in commissione al più presto per spiegare questa scelta. La Spagna ha ricevuto la lode di tutti i Paesi europei per come ha gestito l`emergenza a Ceuta».
È stata una reazione eccessiva?
«Eccessiva e presa sotto pressione politica, segno di come l`immigrazione stia diventando la più potente arma politica, perché si basa sulla paura. Però questo non significa governare l`immigrazione, significa subirla. E poi mi ha fatto impressione un altro aspetto».
Quale?
«Prima delle politiche della paura e dell`emergenza, dovremmo ricordarci che sono morte più di cento persone. Quando abbiamo deciso che questi giovani morti sono solo un dettaglio del dibattito politico? Non distogliamo lo sguardo: sicurezza e umanità vanno insieme».
C`è una responsabilità del Marocco?
«Settanta mila persone non si radunano per caso e non lo possono fare di nascosto da un`autorità così attenta all`ordine pubblico. È chiaro che quanto è successo rimanda a un gioco geopolitico, con una regia accorta».
Ha sbagliato la Spagna a minacciare ritorsioni e lanciare un ultimatum?
«È un fallo di reazione, comprensibile. L`Europa è al centro di un attacco convergente, e Schengen è il simbolo stesso dell`Europa, delle sue libertà. Noi dobbiamo difendere Schengen e combattere i trafficanti di uomini, favorendo partenariati con i Paesi di origine, canali regolari di ingresso e percorsi di integrazione, perché la Bossi-Fini ha fallito su tutto e va cambiata. L`immigrazione richiede strategie comuni, non contrapposizione».
Perché la sinistra sembra sempre in difficoltà quando si parla di lotta all`immigrazione clandestina?
«Nessuno deve entrare in Europa grazie a un criminale e nessuno che entra in Europa deve essere trattato come un criminale, ma come una persona. Le racconto un episodio: quando Merkel, nel 2015, annunciò che la Germania avrebbe accolto un milione di siriani, io ero lì come ministro e dissi al mio collega tedesco: ma siete proprio sicuri? Poi ce l`hanno fatta, ma bisogna prendere sul serio la paura delle persone».
Si sono ritrovati i neonazisti dell`AfD al 30 per cento…
«Con il paradosso che quelle percentuali AfD le raggiunge nei lander dove l`immigrazione è appena al 5%. Ma comunque sono d`accordo, con la paura non si scherza. Bisogna essere vicini alle persone, la gente è in grado di capire quando la politica usa la paura o prova a risolvere i problemi».


Ne Parlano