Graziano Delrio invita Giuseppe Conte a «non cedere alla tentazione populista».
Per il senatore Pd, ex ministro e sottosegretario a Palazzo Chigi, far decidere agli elettori con le primarie la linea sul sostegno all`Ucraina sarebbe «un grave errore». Conte poi ha precisato che alcuni punti «non negoziabili» vanno definiti prima della sfida ai gazebo. «Per noi un punto non negoziabile è il sostegno all`Ucraina, Paese aggredito che ha diritto all`autodifesa. Su questo serve chiarezza, a prescindere da chi vincerà le primarie».
Quindi, vi dovete mettere d`accordo prima, ma come? O si mandano le armi a Kiev o non si mandano.
«Ripeto, non è un punto in discussione. Non si può fare finta che non vi sia un ritorno a una vera guerra in Europa. Concordo sulla necessità di un maggiore impegno diplomatico, ma la pace non si fa da un giorno all`altro e in politica estera non è tutto bianco o nero».
Conte semplifica troppo?
«Dico che siamo dentro una crisi epocale e che essere pacifisti non significa girarsi dall`altra parte. Se necessario, si aiuta a resistere un popolo che combatte. Senza vedersi accusare di bellicismo».
Le dà fastidio?
«Molto, non esistono i dem bellicisti e i 5 stelle pacifisti. Sono divisioni che non hanno senso, la trovo una banalizzazione inaccettabile. Per me, come insegnava Moro, obiettivo finale del centrosinistra deve essere il disarmo bilanciato, che è possibile, come dimostra la riduzione delle testate nucleari dagli Anni `80 a oggi. Io voglio battermi per quella prospettiva, ma bisogna essere realisti in questo sforzo e non cedere alla volontà di dominio».
Pensare di chiamare Putin e convincerlo a negoziare non è realistico?
«Si deve insistere, ma Putin non vuole il dialogo, per ora persegue un disegno all`insegna dell`imperialismo. La sua indisponibilità a negoziare è dimostrata dai bombardamenti e dai morti anche negli ultimi giorni. E Conte sa benissimo che ci sono, eccome, tentativi di parlare con Putin da parte delle diplomazie europee».
Quindi, sul programma di governo cosa ci scrivete?
«Dobbiamo sederci alla svelta intorno a un tavolo e credo si riuscirà a trovare una sintesi. Lo abbiamo fatto all`epoca del governo Conte 2, io stesso ho trattato con Conte e Patuanelli, possiamo farcela. Spero che nessuno voglia metterci davanti a un aut aut».
Se non ci riuscite, decidono gli elettori ai gazebo?
«Non esiste, capisco che si voglia cavalcare un`onda populista, ma davvero si pensa di chiedere ai cittadini se vogliono la pace? O se preferiscono inviare in Ucraina le armi o il burro? Chi fa politica non può cedere a questa tentazione. Una coalizione, per esistere, deve avere una cornice politica ben definita. Poi ognuno ci mette i propri accenti e i propri colori, ma partendo da presupposti chiari».
Ad esempio?
«Per noi l`alternativa di governo non può prescindere da un fortissimo europeismo. Noi siamo per gli Stati Uniti d`Europa, per una politica estera e di difesa comune. Chi non crede nell`Europa, non può far parte della coalizione».
Anche Conte è favorevole alla difesa comune europea.
«E lavorare per una difesa comune europea aiuterà la pace. Poi, ovviamente, bisogna intendersi sugli strumenti. Penso sia un errore, ad esempio, dire no ai prestiti del fondo Safe, che rappresentano un passo avanti verso l`integrazione europea e portano a una maggiore sinergia dei sistemi di difesa».
Su questo i 5 stelle e Avs la pensano diversamente.
«L`importante è smetterla di parlarsi attraverso i comizi e accelerare la fase di confronto tra i partiti. Perché dobbiamo dire al più presto ai cittadini come la pensiamo e cosa vogliamo fare. A maggior ragione considerando che al governo sono divisi su Safe ed Ucraina: hanno difficoltà anche maggiori».
Però, se continuate così, è inevitabile guardare alle vostre divergenze in politica estera, non crede?
«Dobbiamo concentrarci sulle cose che ci uniscono e discutere con franchezza di ciò che ancora ci divide. Siamo tutti d`accordo sulla necessità di un maggior impegno diplomatico e sull`inefficacia del riarmo dei singoli Paesi rispetto a progetti comuni nella difesa: partiamo da qui».
Conte si smarca anche seguendo logiche elettorali?
«Può darsi che senta la necessità di mandare segnali al suo elettorato, vista l`uscita di Beppe Grillo di qualche giorno fa. Ma Conte è stato al governo, non può ignorare quali sarebbero le conseguenze per l`Europa e, quindi, per l`Italia, se Putin uscisse vincitore da questa guerra, ridisegnando i confini con la forza».
Lei si fida di Conte?
«Abbiamo già governato insieme, possiamo farlo di nuovo».
Schlein dovrebbe essere più incisiva nel replicare al leader 5 stelle?
«La segretaria è sempre stata chiara sulla linea del Pd rispetto al sostegno all`Ucraina. Questa è e resterà la linea dei democratici».


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