‘L’iniziativa di oggi pone due questioni. L’analisi della minaccia jihadista e il tema della risposta. Sono due temi strettamente connessi ma non sempre tenuti insieme e spesso le iniziative che si prendono prescindono da un’attenta analisi. I fatti spesso suggeriscono la strada ma si perdono di vista ragioni che fondono la nostra politica estera’. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda introducendo il convegno promosso dal Gruppo del Pd al Senato e dall’Ispi ‘l’Italia e la minaccia Jihadista. Quale politica estera?’. ‘Apprezzo – aggiunge Zanda – la definizione di Papa Francesco di una nuova guerra mondiale a pezzi. Ma credo abbia trascurato di definire un aspetto che caratterizza il fenomeno: lo specialissimo terrorismo globale fa di questa guerra mondiale a pezzi un’inedito diversissimo da tutte le nostre precedenti esperienze e conoscenze. È una guerra mondiale a pezzi portata avanti con modalità operative molto varie: dall’ attentato individuale al terrorismo diffuso in Afghanistan e Siria, dai rastrellamenti fino ai rapimenti e alle violenze di Boko Haram’. Per Zanda l’Italia non è un ‘obiettivo diretto’ della minaccia Jihadista ma certo la ‘sua collocazione geografica, la presenza del Vaticano’ e altri fattori espongono l’Italia a rischi. Quale politica di fondo deve attuare? Certamente ‘Investimenti in intelligence, in forze polizia e prevenzione. Fare un grande lavoro d’indagine, di attenzione al fenomeno generale e alle sue ramificazioni. Ma la politica e’ la carta vincente. eppure – osserva Zanda – c’è un’assenza costante sull’analisi di lotta a terrorismo jihadista e non solo. E’ l’ assenza di interlocuzione europea unitaria. e’ un’assenza molto preoccupante, non solo in se stessa ma per le condizioni politiche che fanno dell’Europa un soggetto assente. Nella lotta al terrorismo e nel tentativo di contenerlo e di regolare il fenomeno migratorio. Nella gestione dei processi globali e della crisi economica’. Si chiede Zanda: ‘Come è possibile che il cammino dell’Unione politica europea si sia così drasticamente interrotto da decenni? So che è impresa colossale, lunga, difficile. Ma trovo sorprendente e pericoloso che nemmeno si parli più di unione politica europea. Sapendo che a tutti i grandi fenomeni che oggi preoccupano il nostro continente, soltanto un’Europa unita politicamente può dare risposta efficace’.

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