“Con questo ddl per la ricostruzione siamo di fronte a un’occasione sprecata per l’elaborazione di un vero e proprio ‘Codice della ricostruzione’ di cui l’Italia avrebbe bisogno. Siamo amareggiati perché il testo avrebbe dovuto essere modificato in Senato attraverso l’ascolto e il confronto tra le forze politiche. In politica è sempre necessario distinguere le cose importanti da quelle urgenti. Un Codice per la ricostruzione, una legge quadro per la ricostruzione post calamità è certamente una questione importante sulla quale esercitare il bicameralismo. Abbiamo invece riscontrato la totale chiusura di governo e maggioranza su un testo che presenta diverse criticità. Per questi motivi il Pd non ha votato a favore e si è astenuto”. Lo dice il senatore del Pd Michele Fina, che ha parlato in Aula in dichiarazione di voto sul ddl ricostruzione.
“Il testo – sottolinea Fina – introduce la dichiarazione dello ‘stato di ricostruzione di rilievo nazionale’, una novità che sembra stabilire una consecutio tra la fase dell’emergenza e quella della ricostruzione, quando invece è necessaria la loro integrazione. Vengono superati gli uffici speciali per la ricostruzione e la legge registra persino un arretramento nel modello di governance. Diversa attenzione avrebbero poi richiesto le professioni tecniche, sia dal punto di vista del supporto alle attività istituzionali che da quello regolatorio. Una norma più ambiziosa, inoltre, avrebbe dovuto dedicare maggiore spazio alla fase di pianificazione urbanistica. Sulla ricostruzione pubblica appare infine insufficiente la mera indicazione dei piani di programma per le opere pubbliche e dell’elenco dei soggetti attuatori. Il Paese avrebbe bisogno di una normativa organica in materia di emergenza e ricostruzione post-calamità, ma questa legge si presenta lacunosa e non all’altezza”.


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