“La candidatura di Mario Colantonio
per il centrodestra alle elezioni suppletive del 15 e 16
novembre apre una questione che Meloni, Salvini e Vannacci
dovrebbero chiarire agli abruzzesi e agli italiani: quale
disegno politico si nasconde dietro la mancata discesa in campo
di Futuro Nazionale, in una competizione che potrebbe assumere
un significato ben più ampio di quello territoriale?”. Lo
dichiara il senatore del Pd Michele Fina, che aggiunge: “Siamo
davanti a un passaggio elettorale che può rivelare le
convenienze celate dalle diverse anime della destra:
un’eventuale desistenza locale prodromica a una vera e propria
intesa nazionale tra Vannacci e la coalizione che sostiene
Meloni. Con buona pace della destra liberale, moderata ed
europeista che, evidentemente, non esiste o non ha alcun peso”.
“È legittimo chiedersi se l’Abruzzo venga considerato un
terreno di sperimentazione. Se così fosse, i cittadini e gli
elettori avrebbero diritto di sapere. Chieti – prosegue – è la
città del processo Matteotti, proprio qui risulta ancora più
grave la scelta. Vannacci che ammicca alla X Mas, che ha negato
il fenomeno del femminicidio, noto per le sue dichiarazioni
sessiste, remigrazionista che offende lo Stato di diritto e
dimostra di non avere idee per una politica economica di
crescita e sviluppo. Complimenti a Meloni&Co”.
“Di fronte a questo scenario – conclude – il centrosinistra
si presenta con una candidatura unitaria, quella di Luciano
D’Amico, figura di comprovata esperienza istituzionale e
accademica, per offrire un’alternativa fondata su una proposta
politica riconoscibile e trasparente. Il futuro e la
rappresentanza del territorio non possono ridursi a un gioco di
posizionamenti tra leader nazionali, né a un test per misurare
il peso delle diverse componenti della destra. Gli abruzzesi non
sono comparse nelle strategie nazionali dei partiti della
maggioranza e dei loro competitor. Oppure dovremmo dire dei loro
alleati nascosti? Basta ambiguità. Meloni, Salvini e Vannacci
chiariscano”.


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