“I dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio certificano una realtà che milioni di lavoratori conoscono da anni: salari fermi, disuguaglianze crescenti e un mercato del lavoro sempre più frammentato. Il problema non è solo la perdita del 6,6% del salario reale medio, ma il fatto che il lavoro stabile e a tempo pieno è stato progressivamente sostituito da part-time e contratti discontinui, passati dal 4,4% al 31,5% dell’occupazione. È questa precarizzazione ad aver trascinato verso il basso salari e prospettive”. Lo dice Beatrice Lorenzin, voce presidente dei sentori Pd.
“Ancora più allarmante è il crollo delle retribuzioni nei servizi, dove lavora la maggioranza degli italiani: -20,9% in termini reali dal 1990, contro una crescita del 16,5% nell’industria. Un divario che racconta un Paese che ha perso qualità del lavoro e valore aggiunto”, incalza la senatrice Dem.
“L’Upb riconosce che gli interventi fiscali, dagli 80 euro alle successive riforme Irpef, hanno sostenuto i redditi medio-bassi, ma evidenzia anche che il fisco può solo attenuare le conseguenze di un mercato del lavoro che non produce salari adeguati. Se non si rilanciano produttività, investimenti, innovazione e contrattazione di qualità, nessun bonus potrà colmare il ritardo accumulato dall’Italia”, conclude Lorenzin.