“Oggi sembra che un pezzo di Partito Democratico abbia paura delle primarie. Non dobbiamo aver paura, ma dobbiamo fare in modo che le primarie funzionino, perché se le leggiamo così come qualcuno ha provato a leggerle, se le riduciamo così è inevitabile che si trasformino in una battaglia tra apparati nella quale la competizione rischia di diventare persino distruttiva. Ma le primarie sono un’altra cosa: nascono per coinvolgere gli elettori e allargare il consenso oltre i confini dei singoli partiti. Ed è per questo che devono essere aperte e organizzate su due turni, perché il secondo turno permette di costruire una sintesi più ampia e di arrivare ad una scelta che non sia semplicemente il risultato dei rapporti di forza. Il voto deve avvenire in presenza. Siamo in una fase storica nella quale le interferenze e le manipolazioni dei processi democratici sono una preoccupazione concreta, e la sicurezza del voto e la certezza dell’identificazione degli elettori non possono essere considerate situazioni secondarie”. Così, secondo quanto si apprende, la SENATRICE PD Simona Malpezzi intervenendo nel corso della direzione nazionale del partito. Quanto al programma, ha aggiunto, “io penso che ci sia bisogno di uno sforzo ulteriore, quello di fare in modo che davvero ci sia il protagonismo di tutto il Partito Democratico nella stesura. Abbiamo bisogno di lavorarci perché abbiamo bisogno che tutte le culture politiche del Partito Democratico possano contribuire per costruire una sintesi che sia autentica, capace di valorizzare le nostre differenze. Tutti si devono sentire protagonisti”. Malpezzi ha poi concluso il suo intervento citando “la parola ‘congresso’. So che parlarne sembra incomprensibile, ma io penso che non possiamo permetterci di considerare estranea a noi una discussione che riguarda il funzionamento democratico del nostro partito. Capisco perfettamente che abbiamo davanti una sfida elettorale importante e che tutte le nostre energie devono essere concentrate lì, quindi non sto proponendo di precipitare il partito in una competizione congressuale, e tantomeno di distoglierlo dal lavoro serio verso le elezioni. Però sto dicendo che dobbiamo discutere insieme una tabella di marcia chiara, che tenga conto sia delle scadenze elettorali, sia delle scadenze previste dal nostro statuto. Capire cosa fare insieme dopo, qualunque scelta prenderemo anche nella nostra assemblea del 18, ma questa scelta del capire che cosa fare dopo va fatta e costruita prima, perché le regole del nostro statuto non sono un fastidio burocratico e non possono essere considerate un intralcio alle esigenze della politica, ma sono la garanzia che ci tiene tutti insieme e tiene insieme la nostra vita democratica. Penso che la stabilità e la continuità di una leadership e la vitalità democratica di un partito non siano due esigenze contrapposte”, ha concluso.


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