“La più grande crisi industriale del nostro Paese, quella dell’ex Ilva, è la certificazione del fallimento del governo Meloni, che in 4 anni non ha messo in campo politiche industriali. Dopo decreti, tavoli, trattative, finanziamenti, manifestazioni di interesse, non c’è alcuna soluzione. Si è arrivati alla fermata dell’area a caldo a seguito della decisione della Corte di Appello di Milano senza aver preparato alcuna alternativa e dopo questo decreto, ce ne sarà un altro, già annunciato. Non è più emergenza, è il modo di lavorare della destra: convocare un tavolo e ricorrere agli ammortizzatori sociali e poi stare a guardare, senza cercare possibili soluzioni. Bisogna cambiare le politiche e prendere atto della realtà: se il mercato non ce la fa, deve intervenire lo Stato”. Lo ha detto il senatore del Pd Andrea Martella in dichiarazione di voto contrario in Aula sul decreto Ilva.
“Deve intervenire lo Stato – ha spiegato Martella – non per tornare alle partecipazioni statali del passato o immaginare una gestione pubblica permanente, ma per salvaguardare un interesse strategico nazionale. La strada per noi è chiara: se le procedure di cessione non producono una soluzione industriale credibile e non emergono nuovi acquirenti, lo Stato deve essere pronto ad acquisire temporaneamente, direttamente o attraverso una società controllata, i complessi aziendali dell’ex Ilva di Taranto, Genova, Novi ligure, Racconigi, Porto Marghera, mettendo in sicurezza gli impianti e la produzione, garantendo l’occupazione e avviando realmente il percorso di decarbonizzazione. E su questa base costruire poi una partnership industriale seria, coinvolgendo capitali e competenze private, per arrivare, nei tempi necessari, a un nuovo assetto proprietario capace di garantire il rilancio produttivo, l’occupazione e la sostenibilità ambientale”.
“Come Pd – ha continuato Martella – abbiamo presentato proposte alternative in grado di sottrarre Taranto dall’alternativa tra lavoro e salute, tra produzione e ambiente e dare garanzie ai lavoratori e ai cittadini. Abbiamo proposto l’istituzione di un fondo da 1,5 mld per la transizione ecologica, la riconversione, la riqualificazione degli impianti dell’ex Ilva e un’Agenda per Taranto con risorse, tempi e responsabilità precise per salvare la siderurgia. Al governo chiediamo una scelta: continuare a spendere per rinviare il problema o per risolverlo”.