«Il Governo ha scelto di procedere a tappe forzate su un provvedimento delicatissimo per la finanza territoriale senza il consenso di Regioni, Comuni e Province. È un modo di procedere che offende il principio di leale collaborazione istituzionale», dichiara il senatore Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato e responsabile economia e finanze della segreteria PD, a proposito dello schema di decreto legislativo sui tributi regionali e locali e sul federalismo fiscale votato oggi dalle commissioni parlamentari competenti.
«Un testo definito dallo stesso Esecutivo “non definitivo”, arrivato in Parlamento dopo tre anni di rinvii, senza l’intesa in Conferenza Unificata e con il voto contrario di ANCI e UPI: non era mai accaduto un simile strappo», spiega Misiani.
Il punto più critico, secondo Misiani, riguarda il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale: «Il vincolo di destinazione del Fondo viene cancellato e sostituito da una compartecipazione IRPEF che, in realtà, è un trasferimento statale travestito: bloccato agli importi attuali, senza alcun aggancio reale alla crescita del gettito. Si torna indietro di quindici anni, agli anni in cui le risorse per il TPL potevano essere dirottate su altre voci di bilancio».
«Il settore parte già con un buco di circa 800 milioni l’anno rispetto ai costi reali, e il decreto non prevede nessun adeguamento automatico a inflazione, energia o rinnovi contrattuali. Per i Comuni significa un solo bivio: tagliare corse o alzare i biglietti, senza che il TPL sia mai stato riconosciuto come Livello Essenziale delle Prestazioni».
«Altro che federalismo: è un accentramento di potere verso il Ministero dell’Economia, mentre Province e Città metropolitane restano senza risposte e ai Comuni si promette solo un tavolo tecnico da istituire. È l’ennesima presa in giro da parte di un governo che anche su questa materia ha fatto solo pasticci».


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