“Quella che si prospettiva come una
manovra scoppiettante in vista delle elezioni si sta sgonfiando
parecchio. Sono attesi altri due aumenti dei tassi Bce, è salito
lo spread e l’inflazione così alta è un problema perché molte
spese sono indicizzate”.
Lo dice Antonio Misiani, SENATORE e responsabile economico
del PD, interpellato sui lavori per la manovra dopo che il Dpfp
fa intravedere la necessità di coperture integrali anziché a
deficit per le misure prospettate dalla maggioranza. Misiani
riconosce “importanti spazi di flessibilità” dall’attivazione
della clausola di salvaguardia (Nec) per difesa e sicurezza
energetica, aggiungendo “l’aumento della spesa per la difesa è
inaccettabile e noi l’abbiamo criticato fin dall’inizio”. Le
misure per la sicurezza energetica “dovrebbero essere la via
maestra per una politica energetica all’altezza della crisi, il
governo in questi anni è stato titubante, contradittorio e
ideologicamente contrario al green deal. Se siamo così nei guai
per la crisi dello stretto di Hormuz è per la dipendenza
italiana da gas e petrolio che è rimasta inalterata”.
Quanto alle misure sul tavolo della maggioranza, secondo il
SENATORE PD “l’ecobonus al 65%, venduto come una grande
innovazione, è quello che c’era prima del loro taglio, per anni
è stato al 65%, si sono accorti dell’errore e tornano indietro”.
L’intervento sull’Irpef al 33% fino a 60.000 euro “costerà
quello che il fiscal drag si porterà via, anzi qualcosa di
meno”. Il reperimento di ulteriori risorse, al netto del
negoziato aperto dall’Italia e altri Paesi per avere ulteriori
margini di flessibilità per l’elevata inflazione, potrebbe fare
leva sulla spesa aggiuntiva per la difesa possibile con
l’attivazione della Nec: “può essere che recuperino qualcosa
usando la clausola salvaguardia per spese già programmate in
difesa”, né è “da escludere anche qualcosa dalla clausola per la
sicurezza energetica”