“Il “liberation day” con cui Trump ha
dato il via alla guerra commerciale più stupida della storia
sarà ricordato come una giornata nera per l’economia mondiale. I
danni saranno enormi, sia per i Paesi colpiti (tra i quali
l’Italia, che con gli USA ha registrato nel 2024 un surplus
commerciale di 39 miliardi, il secondo in Europa dopo la
Germania) che per gli Stati Uniti. Stare fermi, per l’Europa,
non è un’opzione praticabile. Bisogna reagire: con una voce
unica europea, con la schiena dritta, in modo mirato e
proporzionato. Con un obiettivo preciso: costringere Trump a
negoziare, scongiurare una guerra commerciale senza limiti e
evitare la delocalizzazione di produzioni manifatturiere
dall’Europa verso gli Usa. Parallelamente, l’Europa deve
lavorare per aprire nuovi mercati e rafforzare le relazioni
commerciali con il resto del mondo: i Paesi del Golfo, la Cina,
l’India, l’Africa, l’America latina. In questa prospettiva, il
trattato di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Brasile,
Argentina, Paraguay, Uruguay) va ratificato, prevedendo adeguate
compensazioni per gli agricoltori. La sfida di fondo è ripensare
in profondità il nostro modello di sviluppo, da decenni basato
sulle esportazioni e la svalutazione del lavoro come fattore di
competitività. Se la globalizzazione è al tramonto, sarà
necessario puntare di più sul mercato interno. Quello europeo,
che va completato abbattendo le barriere – che secondo il FMI
equivalgono a dazi impliciti del 44% per le merci e al 110% per
i servizi – e mettendo in campo un grande piano di politica
industriale della UE. Quello nazionale, che va rivitalizzato
attraverso scelte molto nette per l’aumento dei livelli
salariali, la redistribuzione dei redditi, gli investimenti
pubblici e privati. Non sarà un percorso facile. Ma è un
percorso obbligato”. Così Antonio Misiani, responsabile Economia
nella segreteria nazionale del Pd, in un post su Facebook.


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