“Per tre anni Giorgia Meloni ci ha
raccontato di aver risanato i conti pubblici. Oggi la vediamo
cercare affannosamente a Bruxelles qualche margine per costruire
una legge di bilancio pre-elettorale. Se i conti fossero davvero
in ordine, non servirebbe bussare alla porta della Commissione.
Evidentemente la situazione è molto meno rosea di quella
raccontata nei comizi. C’è poi un piccolo dettaglio: la famosa
lettera non è mai arrivata. La premier la annuncia, ma la
Commissione fa sapere di non averla ricevuta e ricorda di aver
già concesso più flessibilità, estendendo la clausola di
salvaguardia anche all’energia. Un flop imbarazzante. Siamo alla
politica economica delle lettere fantasma. E allora la domanda è
legittima: cosa contengono queste lettere? Quanto deficit in più
chiede il governo e per fare cosa? Il Parlamento e il Paese hanno
il diritto di saperlo prima che la manovra arrivi in aula già
blindata. Agli italiani non servono bonus elettorali a debito, ma
risposte serie su caro vita, energia e sanità pubblica”. Così il
Antonio Misiani, responsabile Economia e Finanze nella segreteria
nazionale del Pd.


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