“Le comunicazioni del ministro
Giorgetti in Parlamento hanno certificato una realtà
imbarazzante: il governo ha chiesto e ottenuto 29 miliardi di
deficit aggiuntivo per il biennio 2027-2028, ma continua a non
spiegare agli italiani come intenda utilizzarli. Nessuna
indicazione sulle priorità, nessuna assunzione di responsabilità
politica, nessuna trasparenza. Soltanto altro deficit oggi e
promesse per domani”. Lo dichiara Antonio Misiani, responsabile
Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria
nazionale del Pd.
“La confusione che regna sulla manovra è stata fotografata
anche dalle ultime ore di lavori del governo – aggiunge -.
Giorgia Meloni continua a presentarsi a Bruxelles chiedendo
maggiore flessibilità. Una richiesta che suona sempre meno
credibile se si guardano le scelte concrete del suo governo. La
prima riguarda il fiscal drag. Mentre milioni di contribuenti
Irpef, in gran parte lavoratori dipendenti e pensionati,
vedranno aumentare il proprio carico fiscale di oltre 35
miliardi tra il 2026 e il 2029 per effetto dell’inflazione e
della mancata indicizzazione degli scaglioni, delle aliquote e
delle detrazioni, il governo evita accuratamente di affrontare
il problema. In pratica si incassano maggiori entrate senza
assumersene la responsabilità davanti agli elettori”.
“La seconda scelta insensata – dice ancora Misiani – riguarda
il programma Safe. L’Italia aveva a disposizione 15 miliardi di
prestiti europei a condizioni particolarmente vantaggiose.
Invece di sfruttare integralmente una fonte di finanziamento
meno costosa, il governo ha deciso di utilizzarne soltanto poco
più della metà, rinunciando a risorse che avrebbero consentito
di ridurre il costo complessivo del debito di alcuni miliardi di
euro. È una decisione ideologica che non ha alcuna logica
economica”
“Alla fine il quadro è sempre lo stesso. Si chiede nuovo
debito, si rinviano le scelte, si scaricano i costi sui
contribuenti che non hanno possibilità di sottrarsi al prelievo
progressivo e si rinuncia perfino ad alcune opportunità offerte
dall’Europa. Non è la politica economica di un governo che sa
dove vuole andare. È la gestione di chi naviga a vista tirando a
campare fino alle prossime elezioni. Più che una strategia, un
gioco delle tre carte. E il banco, ancora una volta, vince con i
soldi dei contribuenti”, conclude.


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