Il governo si impegna a escludere
“che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa
militare”. E’ quanto chiede la RISOLUZIONE di Pd, M5s e Avs
sullo scostamento, che verrà votata dopo le comunicazioni del
ministro dell’Economia. Nelle premesse è scritto che i tre
gruppi ritengono “necessario riconsiderare radicalmente gli
impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori
aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul
bilancio dello stato, nonché attivarsi per superare il piano di
riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando
alla costruzione di una vera difesa comune” Ue.
“Riteniamo necessario riconsiderare
radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e
scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di
armamento che insistono sul bilancio dello stato, nonche’
attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti
nazionali privo di coordinamento puntando alla costruzione di
una vera difesa comune europea, e a perseguire una strategia che
punti alla sovranita’ e indipendenza energetica e che metta gli
Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti
dalle guerre”. E’ quanto si legge nella RISOLUZIONE di
Pd-M5s-Avs in vista delle comunicazioni del ministro
dell’Economia Giorgetti sulla clausola di
salvaguardia, previste domani tra Camera e Senato.
Nella premessa si sottolinea che “a quasi quattro anni
dall’insediamento del Governo Meloni, l’Italia si trova ad
affrontare un quadro economico preoccupante, con una crescita
stimata dai principali previsori internazionali dello 0,5 per
cento per il 2026 e dello 0,6 per cento per il 2027, una
traiettoria che colloca l’Italia tra i Paesi con la peggiore
dinamica dell’intera Unione europea, un ritardo che il Governo
non ha mostrato la volonta’ ne’ la capacita’ di affrontare con
adeguate politiche.
“Questo sensibile peggioramento
dell’economia italiana dipende – si rimarca nella RISOLUZIONE –
solo in parte dalla crisi internazionale, ma e’, piuttosto,
largamente attribuibile alla assoluta mancanza di efficaci
politiche a sostegno della crescita”. E che “manca una vera
strategia per rilanciare la produttivita’, certificata da tre
anni di crollo della produzione industriale, l’innovazione e la
competitivita’ del sistema produttivo italiano e sostenere
famiglie in grave difficolta’ per il caro vita e la perdita di
potere d’acquisto, in una fase di profonda sofferenza sociale,
con 5,7 milioni di persone in poverta’ assoluta, 5,8 milioni di
cittadini che rinunciano alle cure e una poverta’ energetica ai
massimi storici;la questione salariale, con le retribuzioni
reali ancora sotto i livelli pre-COVID per molte categorie,
continua ad aggravarsi, comprimendo i consumi delle famiglie
(cresciuti solo dello 0,9 per cento nel 2025 nonostante il
favorevole mercato del lavoro) e riducendo la domanda interna,
unico vero motore della crescita italiana”.
Si sottolinea inoltre che “il Pnrr, principale strumento di
rilancio della spesa per investimenti, oggetto di molteplici
rimodulazioni, non si completera’ nei tempi previsti e questo
rappresenta una delle principali responsabilita’ dell’esecutivo”
e che “anche sul piano della finanza pubblica i risultati del
Governo sono estremamente deludenti, con la mancata uscita dalla
procedura di infrazione, con l’indebitamento netto che si e’
attestato nel 2025 al 3,1 per cento del Pil e per il 2026 e 2027
si mantiene prossimo al 3 per cento (rispettivamente, 2,9 e 2,8
per cento) e un rapporto debito/Pil, gia’ attestato al 137,1 per
cento nel 2025, destinato ad aumentare ulteriormente al 138,6
per cento nel 2026 per poi mantenersi al 138,5 per cento nel
2027, con una discesa solo lenta e parziale nei bienni
successivi, collocando il nostro Paese all’ultimo posto in
Europa, dopo la Grecia”.


Ne Parlano