«La riforma del CUN non può essere ridotta a una questione di numeri o di semplificazione: sono in gioco l’autonomia universitaria, il pluralismo della rappresentanza e la partecipazione della comunità accademica alle decisioni che la riguardano». Lo ha dichiarato in Aula la senatrice del Pd Enza Rando.
«La riduzione dei rappresentanti di professori, ricercatori e studenti rischia di comprimere il pluralismo dell’organo. Occorre garantire una presenza effettiva anche a ricercatori, precari, dottorandi, specializzandi e personale tecnico-amministrativo».
«Il punto non è difendere l’assetto esistente da qualsiasi modifica – ha concluso Rando – ma garantire un equilibrio adeguato tra efficienza e rappresentanza. Il testo continua a lasciare aperte questioni sostanziali sull’autonomia del CUN, sulla rappresentanza delle diverse componenti universitarie e sull’effettiva capacità del Consiglio di incidere sulle decisioni che riguardano il sistema universitario».