“La crescita dell’Italia è troppo bassa e strutturalmente debole. A riconoscerlo è stata ieri anche la presidente del Consiglio Meloni, ma nel Documento programmatico di finanza pubblica 2026 non c’è una strategia per invertire la rotta. Persino il ministro Giorgetti ha ammesso che il Paese sta galleggiando nell’immobilismo, con una prospettiva di sostanziale stagnazione per il prossimo triennio” Lo dichiara la senatrice Cristina Tajani, capogruppo Pd in Commissione Finanze, intervenendo in Aula a Palazzo Madama sul DPFP 2026. “Le difficoltà internazionali sono reali, ma non possiamo considerarle soltanto shock esterni. Il protezionismo, le minacce di dazi e le tensioni energetiche hanno precise responsabilità politiche, a partire dalle scelte di Donald Trump. Invece di contribuire a costruire un’Europa più forte e coesa, il Governo continua a strizzare l’occhio alle narrazioni sovraniste, che rischiano di aggravare le fragilità della nostra economia esportatrice”.
“Anche i conti pubblici si reggono su equilibri fragili. Il deficit è previsto al 3,4% del PIL nel 2027 e il debito al 138,5%. La flessibilità europea viene assorbita dalle spese per difesa e sicurezza energetica, senza lasciare margini adeguati agli investimenti produttivi. C’è poi una mina per gli anni futuri: la spesa per interessi passivi salirà fino al 4,7% del PIL nel 2029, sottraendo risorse ai servizi pubblici essenziali, a partire dalla sanità. E immaginare che gli oneri per la difesa scompaiano nel 2029, nonostante gli impegni pluriennali assunti in sede NATO, significa rinviare un problema che rischia di pesare sui bilanci futuri” aggiunge Tajani.
“La pressione fiscale rimane sopra il 43% del PIL, ma il punto è soprattutto chi paga. Lavoratori dipendenti e pensionati continuano a subire gli effetti del fiscal drag, che trasforma l’inflazione in un aumento del prelievo fiscale e riduce il potere d’acquisto. Nel documento non c’è alcuna risposta per restituire queste risorse, mentre condoni e rottamazioni si susseguono senza una strategia efficace contro l’evasione fiscale”.
“Mancano politiche per sostenere i salari, aumentare la produttività, favorire l’occupazione giovanile e femminile e accompagnare la trasformazione industriale. Il Paese ha bisogno di investimenti, lavoro di qualità e maggiore giustizia fiscale, non di un Governo che si limita a registrare le difficoltà senza affrontarle. Senza salari dignitosi, servizi pubblici adeguati e una crescita più solida, a pagare il prezzo dell’immobilismo saranno ancora una volta famiglie e lavoratori. Per queste ragioni, per l’assenza di una strategia di sviluppo e per i rischi che gravano sui conti pubblici, il nostro giudizio sul DPFP 2026 è nettamente contrario”, conclude Tajani.