“Al ministro Piantendosi che oggi, rispondendo a un’interrogazione nell’Aula del Senato, ha detto riportando i dati che i femminicidi sono in calo del 13% nei primi 9 mesi del 2026 rispetto al 2025 raccomando maggiore cautela. Ovviamente siamo impegnati nel contrasto a questo fenomeno strutturale e quindi saluteremmo con gioia una riduzione dei femminicidi, ma sappiamo che la questione è assai più complessa. Sebbene sia entrata in vigore la nuova fattispecie di reato, la lettura sociale e quella giudiziaria del femminicidio non coincidono e il sistema giudiziario continua a non leggere, in molti casi, in modo corretto la violenza contro le donne. Dunque molti femminicidi non vengono qualificati come tali perché nella lettura della violenza intervengono ancora stereotipi e pregiudizi. I dati ufficiali quindi sono ancora in molti casi parziali, incompleti e incongruenti”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Commissione Femminicidio, che aggiunge: “Ricordo inoltre al ministro che esiste una legge, la 53/22, che è stata approvata all’unanimità su istanza della Commissione Femminicidio, per arrivare a una produzione chiara, univoca e ufficiale di dati sulla violenza contro le donne e sui femminicidi, attraverso la collaborazione tra i ministeri dell’Interno e della Giustizia in raccordo con il dicastero della Salute. La legge prevede anche rilevazioni periodiche dell’Istat. E’ necessario per esempio raccogliere informazioni preziose tra cui la relazione tra autore e vittima del reato e la presenza di figli, che in molti casi non vengono ancora rilevati. Sono 4 anni che chiediamo al governo di attuare questa normativa, indispensabile anche per fare prevenzione, monitorare i reati spia, valutare il rischio e l’impatto delle politiche. Solo con dati certi, ufficiali e trasparenti – conclude Valente – si potrà capire bene l’andamento del fenomeno”.


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