“Nei giorni tra il 24, il 25 e il 26 di luglio, in tantissime città e paesi ogni anno più numerosi, si svolgono cene popolari che si ispirano a quella cena spontanea che, sull’aia della propria cascina, volle Alcide Cervi con i suoi figli e con i contadini di Campegine e di Reggio Emilia, per festeggiare la caduta di Mussolini e del fascismo. Venne chiamata pastasciutta antifascista ed è un simbolo importante che oggi vive grazie a tantissimi giovani. Quest’anno la pastasciutta antifascista della città di Ascoli Piceno è stata eccezionalmente ospitata nei locali della parrocchia di San Marcello grazie alla disponibilità di Don Daniele, il parroco, e soprattutto per la volontà del vescovo delle Diocesi di Ascoli e di San Benedetto, Giampiero Palmieri. Per questa sua determinazione, il Vescovo Palmieri è stato oggetto di un violento striscione, intimidatorio, apparso di notte su un viadotto della città. Un attacco vile, riconosciuto come tale e immediatamente respinto innanzitutto da un sentimento pubblico diffuso di solidarietà e di sostegno non solo ad Ascoli e nelle Marche, ma in tutta Italia. La sera del 26 luglio di quest’anno il Vescovo Palmieri ha inviato una lettera ai più di cinquecento partecipanti in cui dice: ‘Non possiamo non dirci antifascisti. Per noi cristiani è facile aderire a quei valori. Ci sentiamo a casa nel testo costituzionale, perché in tanti passaggi affonda le sue radici nel Vangelo. Non è forse in realtà l’antifascismo uno dei valori della nostra identità, della nostra storia e della nostra Costituzione, su cui è importante che si converga tutti?’ Ecco, penso che questa assemblea, laica per antonomasia, debba inviare al vescovo Palmieri per queste parole e per la loro forza un applauso grandissimo di riconoscenza e di gratitudine da tutti noi”. Lo ha detto in Aula il senatore del Pd Francesco Verducci.


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