A Walter Verini, senatore del Partito democratico, a lungo giornalista e braccio destro di Walter Veltroni ai tempi di Palazzo Chigi, premette: «Ho sempre difeso il lavoro di Sigfrido Ranucci. Ero e resto molto critico sulla sua frequentazione con Valter Lavitola. Ora la priorità è difendere Report, il suo lavoro e la redazione dagli attacchi della destra».
Lei crede alla confessione di Lavitola sull`attentato, di aver fatto tutto da solo per accrescere la sua visibilità?
«Sono i magistrati che devono considerarla o meno affidabile. L`impressione è quella di un incredibile delirio: Lavitola è un personaggio poco raccomandabile, con il quale Ranucci non avrebbe dovuto prendere nemmeno un caffé. Ciò detto, resta un fatto: il giornalista è stato vittima di un attentato che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche».
Pensa che Ranucci debba essere confermato alla guida della trasmissione?
«Anche in queste ore la destra lancia diktat come se il servizio pubblico fosse loro proprietà privata: ebbene il governo e la maggioranza dovrebbero stare alla larga da tutto questo e l`azienda Rai dovrebbe poter prendere una decisione in completa autonomia. Io sono fra quelli che ha sempre difeso la trasmissione dagli attacchi, spesso strumentali, pur avendola trovata a volte urticante, persino discutibile. Resto dell`idea che occorra difendere quella redazione e un modello di giornalismo prezioso per il servizio pubblico e il Paese».
E dunque?
«Qualunque decisione verrà presa, mi auguro che Ranucci salvi il patrimonio di Report e la sua redazione: decidano loro qual è il modo migliore per farlo. Allontanare il conduttore per colpire la trasmissione sarebbe inaccettabile. Ove mai si riscontrasse che Lavitola – millantando il rapporto stretto con Ranucci – abbia influenzato alcune inchieste, questo confermerebbe l`errore del giornalista, un errore che però non deve travolgere anni di lavoro per il servizio pubblico».
La sostanziale assenza della Commissione di Vigilanza nella gestione di questa faccenda non crede sia un problema? (Tutti i consiglieri di opposizione, a partire dalla presidente Cinque Stelle Barbara Floridia, si sono dimessi, ndr).
«La Commissione di Vigilianza è un problema da tempo. Anche quando c`era, il suo lavoro era paralizzato da una maggioranza che non è riuscita a eleggere nemmeno un presidente, e nonostante gli appelli del Quirinale. Per cambiare le cose in Rai occorre una riforma che allontani una volta per tutte la politica dalla sua gestione. Una volta c`era la lottizzazione, ma almeno la tivù di Stato produceva eccellenze: Sandro Curzi e Angelo Guglielmi, Emilio Rossi, Giò Marrazzo. Ci vorrebbe un patto fra schieramenti per superare questa guerra fra curve, e ridare alla Rai il ruolo che merita nella cultura del Paese».