“Per Bologna il 2 agosto è ancora una ferita aperta e non solo per la città, ma per la memoria del Paese e per tutti noi. Ieri Bologna ha dato prova di straordinaria civiltà. Avere visto la famiglia di Fakir, il ragazzo morto dopo la colluttazione con la Polizia, sfilare nello stesso corteo dov’era anche il sottosegretario all’interno Molteni, in rappresentanza del governo e delle Forze Polizia, che ieri intervenendo non ha avuto ovviamente nessuna reticenza a riconoscere la matrice neofascista di quella strage, ha confermato la straordinaria civiltà della città di Bologna. C’è un filo nero che lega alcune stragi del nostro Paese, e non solo per la verità giudiziaria acclarata, ma anche per Peteano, per Brescia, per l’Italicus, per Piazza Fontana e infine per il 2 agosto alla stazione di Bologna. Riconoscere, come hanno fatto le sentenze, la verità storica e anche la memoria collettiva, che c’è un filo neofascista nello stragismo che ha attentato alla democrazia, che voleva condizionare, con la complicità dei servizi deviati, il corso della vita democratica dell’Italia, significa dare un contributo a una memoria del Paese se non condivisa almeno tutta intera. Negarlo significa non essere all’altezza della responsabilità di guidare l’Italia”. Lo ha detto in Aula il senatore del Pd Walter Verini. “Ha quindi colpito – ha proseguito Verini – che ieri la Presidente del Consiglio non abbia fatto alcun riferimento alla matrice neofascista della strage di Bologna, così come che il presidente La Russa abbia parlato della necessità di ulteriori approfondimenti. Meloni avrebbe guadagnato in credibilità. Ma perché nella destra di governo ci sono ancora questi imbarazzi nel riconoscere la matrice nera di certo stragismo? Perché la destra non fa un salto che si chiama Costituzione della Repubblica italiana, che è nata dalla sconfitta del nazismo e del fascismo? Per fortuna anche di La Russa e di Meloni, anche ieri il Presidente Mattarella ha pronunciato ancora una volta parole inequivocabili”.
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