Guccini è stato di tutti, e al tempo stesso ognuno ha il suo Guccini. Il mio è quello di “Dio è morto”, una canzone di sessantuno anni fa. Non è vero: sembra scritta ieri. C`è tutto lì, per chi vuole cambiare – possibilmente in meglio – il mondo. Certo, immortali sono brani come “Canzone del bambino nel vento” (Auschwitz) dedicata ai sei milioni di ebrei trucidati nella Shoah ( “…no, io non credo che l`uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare… e che il vento mai si fermerà”). E poi c`è “L`avvelenata”, manifesto di ribellione contro una critica pigra, malevola e usa al luogo comune. Che dire di “Eskimo”, manifesto musicale e poetico degli anni giovanili a Bologna nei quali finivano anche gli amori? ( Ho sempre pensato che con stili e semiologia diversissime sia il Guccini di Eskimo che il Gaber di Chiedo scusa se parlo di Maria non parlassero di sentimenti diversi). Se fossi uno psico terapeuta della sinistra poi, consiglierei nei momenti di depressione ( non è difficile trovarli) l`ascolto de “La Locomotiva”, splendido omaggio anarchico e di ribellione a Pietro Rigosi, che alla guida di una locomotiva a vapore si scagliò contro quel treno pieno di signori, per lanciare una “bomba contro l`ingiustizia”. Intendiamoci, non per il metodo, ma per ricordare che si può combattere, sacrificandosi, per ideali e non per “una politica che è solo far carriera” come sta scolpito in “Dio è morto”. Basta citazioni. Guccini, come De André, sono stati un giacimento inesauribile, immortale di emozioni, parole e musica, poesia e selezionare è impossibile. Ci sono poi ricordi. Anche umbri. Il concerto a Pian di Massiano, nei primi anni Ottanta, quando i capelli dei sessantottini erano neanche grigi e quelli di noi della generazione successiva ancora neri. E poi anche altre occasioni, come le presenze alla Mostra del Fumetto di Città di Castello, quando Gianfranco Bellini, Barrese e Fez – e Mollica – con i migliori autori ospitavano anche il grande Maestro che scendeva per questo da Pavana. Altri, in queste ore, hanno ricordato diversi momenti del rapporto tra Guccini e l`Umbria: Assisi al Liryck, Gubbio al Festival del Medioevo. Ed era evidente che l`Umbria, il suo ambiente, la semplicità e la sobrietà che si respira dovessero piacergli, ricordandogli magari certe atmosfere del suo Appennino Emiliano. Ma il ricordo personale più forte è di nove anni fa, 23 gennaio 2017. Con Sandra Zampa organizzammo alla Camera la proiezione del film con protagonisti i ragazzi di una scuola di Bologna e lo stesso Guccini – girato durante un viaggio ad Auschwitz. La moglie di Guccini era insegnante di quei ragazzi. Con il maestro, c`erano il testimone, sopravvissuto della Shoa Sami Modiano, il cardinale Zuppi, Walter Veltroni, la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello. Tra il pubblico, anche Romano Prodi. Io ebbi l`onore di coordinare quell`incontro. Una straordinaria emozione. Ragazze e ragazzi che con Sami Modiano testimoniavano quel viaggio nel luogo dell`orrore, di sei milioni di ebrei trucidati nei campi di sterminio. E lo facevano con l`autore di `Auschwitz”. Credo che dire “Grazie, Francesco”, non sia retorico.
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