Sandra Zampa, senatrice dem, ma sul serio il Pd sta continuando a discutere la posizione sul ddl Antisemitismo? Se ne parla da marzo, è quasi ottobre.
«Prendo a prestito le parole di un mio amico psicanalista: viviamo in una situazione troppo confusa perché si facciano cose giuste. Ma credo che la confusione nasca dall`incapacità di restare coerenti con la propria storia e cultura politica. Ma anche dall`avere confuso, volutamente o inconsapevolmente, i piani».
Si riferisce al Pd?
«Mi riferisco alla sinistra e al Pd. Non è possibile continuare a sovrapporre Netanyahu, le nefandezze e responsabilità del suo governo, le occupazioni illegali dei coloni, con la sacrosanta tutela dei nostri concittadini ebrei sotto attacco senza avere colpa di quel che accade in Israele>
Pd e sinistra non possono non combattere l`antisemitismo in aumento in Italia del 400%. Il ddl nasce per questo.
«Sì, e cita una definizione di antisemitismo, quella IhRA, adottata nel 2016 da oltre 40 Paesi. Solo che adesso non va più bene».
Si dice che impedisca la critica a Netanyahu… almeno da parte della sinistra e dal Pd.
«Sono indignata anche di questa falsità. Il ddl non contiene nulla che metta in discussione la libertà di giudicare il comportamento criminale di Netanyahu. Ma in compenso io continuo a ricevere offese e minacce gravi dal presunto popolo della sinistra autentica. Il risultato è che stiamo delegando la lotta all`antisemitismo alla destra, il che mi sembra paradossale, viste le responsabilità avute dal fascismo nei confronti degli ebrei italiani».
Tra Camera e Senato il testo era cambiato. Il Pd sembrava orientato almeno sull`astensione. Poi cosa è successo?
«Me lo chiedo anch`io. Il Pd avrebbe potuto confermare almeno l`astensione e invece ci ritroviamo alla Camera a votare contro. Da una decisione di sintesi e compromesso si è improvvisamente virati verso una posizione radicale. Stiamo inseguendo Conte? Voglio ricordare che la definizione IhRA sull`antisemitismo è stata votata dal Parlamento Ue ed è stata poi adottata dal governo Conte».
Cosa succederà ora?
«Mi auguro un sussulto nel partito. È facile cedere al radicalismo di certa opinione pubblica, comprensibile. Ma non accettabile».
C`entra il voto in avvicinamento?
«Può essere. Ma la politica dovrebbe farsi coraggiosamente portavoce di istanze che ritiene giuste e che guidino l`opinione pubblica. Non può essere solo il contrario. Il ddl Antisemitismo è uno spartiacque. Se non riusciamo ad accordarci su questo anche il resto è a rischio».
È un discorso di equilibri di coalizione.
«Non mi pare che Conte e il M5s si siano fatti problemi a esprimere posizioni in contrasto con noi ad esempio sull`Ucraina. Una questione due volte grave. Primo: le alleanze non si costruiscono a partire da veti. Secondo: da parte della segretaria si è scelto di non replicare. Eppure mi risulta che il primo partito sia il Pd».
Il Pd affronterà a breve vari momenti: una direzione, un`assemblea. Cosa succederà?
«Mi auguro che si avvii un dibattito serio che tenga in conto anche le minoranze. Il nostro programma non può essere contenuto nella relazione finale della segretaria alla festa dell`Unità di Reggio Emilia. Noi siamo abituati a discutere e trovare una sintesi. Siamo un partito democratico, se non ricordo male».