L`accelerazione della destra sulla legge elettorale è figlia della paura», attacca il senatore Alessandro Alfieri, responsabile riforme del Pd.
«La fretta di Giorgia Meloni è indice di debolezza: sembra voler portare il Paese al voto anticipato».
Di che cosa hanno paura?
«Intanto hanno capito che con il Rosatellum perdono le elezioni, perciò hanno deciso di cambiare le regole del gioco a colpi di forzature inaccettabili. Si son scritti, senza alcun confronto con le opposizioni, una legge su misura, sartoriale, a forte rischio di incostituzionalità: il premio di maggioranza è abnorme e con le doppie liste bloccate eleggerà un Parlamento di soli nominati».
Ma cosa dovrebbero temere, visto che la vostra coalizione, per adesso, è solo sulla carta?
«Non è vero. Come dimostrano le regionali e le amministrative, la coalizione progressista non solo c`è, ma vince pure. Negli ultimi mesi si è molto rafforzata, specie al Centro-Sud, e con il sistema vigente alle Politiche faremmo il pieno di collegi, al contrario di quanto accaduto nel ‘22, quando fummo penalizzati dalle nostre divisioni. Non a caso li vogliono abolire».
La stretta sui tempi per varare il Melonellum è sospetta?
«Fa pensare che ci sia l`intenzione di imboccare le urne quando l`evidente logoramento del governo, le tante divergenze dentro la maggioranza e la crescita del movimento di Vannacci avranno superato il livello di guardia».
Vannacci può essere l`elemento che fa implodere la maggioranza?
«Che abbia introdotto un fattore di instabilità, alimentando la preoccupazione che possa togliergli consenso, mi pare fuori di dubbio. Ma c`è anche dell`altro».
E cioè?
«La grave situazione economica, la crisi di Hormuz e il fatto di essersi piegati a Trump senza avere un piano B hanno precipitato l`esecutivo in una spirale negativa difficile da invertire. Un mix di motivi che li ha spinti ad accelerare sulla legge elettorale. Peccato che nessuno di questi motivi abbia a che fare con gli interessi del Paese. Per noi le priorità sono bassi salari, sanità al collasso, sostegno a famiglie e imprese in affanno per l`aumento dei prezzi dell`energia. Per loro — paralizzati dalle liti interne — è il Melonellum».
Ma il voto anticipato non vi coglierà impreparati? I Ieader del campo largo non si sono ancora mai visti e non c`è neppure un tavolo sul programma, come farete?
«Guardi, se c`è una certezza, grazie anche alla generosità del Pd, è che l`alleanza fra le opposizioni è ormai un dato acquisito e il lavoro sul programma è già iniziato».
Ci sta dando una notizia senatore, e quando è successo?
«Non partiamo da zero, abbiamo presentato una serie di proposte in Parlamento che abbiamo scritto insieme e costituiranno l`ossatura del programma. Ma è chiaro che serve fare dei passi in più».
Quali, per esempio?
«Abbiamo bisogno di aprirci a chi vuole contribuire alla costruzione dell`alternativa. Una delle migliori esperienze di partecipazione furono i comitati dell`Ulivo, in grado di avvicinare tanti della mia generazione che non aderivano ai partiti. Credo serva un luogo in cui si possano raccogliere le idee».
Conte però dice che lui lo sta già facendo con Nova e per il confronto con gli alleati se ne parlerà dopo l`estate. Non è tardi?
«È legittimo che ciascun leader scelga come e quando consultare la propria base. Con un`avvertenza, però: bisogna farsi trovare pronti in qualsiasi scenario, incluse le urne anticipate. Ma sono fiducioso: anche se la destra volesse tentare un blitz saremo pronti a mettere in campo l`alternativa».
E il problema della leadership?
«Facciamo un passo alla volta. Una volta chiarito quale sarà la legge elettorale, che non è neutrale, si deciderà se dare spazio al leader del partito che prende un voto in più o fare le primarie»