Alessandro Alfieri, responsabile riforme del Pd: la maggioranza è disposta a confrontarsi con l`opposizione sulla riforma elettorale…
«Purtroppo i precedenti non depongono a favore perché, qualche mese dopo la vittoria, Meloni ha voluto incontrare le opposizioni. Noi abbiamo portato le nostre proposte e non ne hanno presa in considerazione nessuna. Sono andati avanti con il loro patto scellerato su Autonomia differenziata, separazione delle magistrature e premierato. Anche il fatto che abbiano tentato una riforma costituzionale senza nemmeno pensare di accettare uno dei nostri emendamenti non è un bel precedente. Insomma, c`è più di qualche diffidenza, tanto più che non hanno sentito il bisogno, prima di presentare questo ddl in Parlamento, di avere un confronto con le forze di opposizione».
Quali sono i punti della riforma a cui siete più ostili?
«Le liste bloccate e il premio di maggioranza. Rispetto a quest`ultimo aspetto è evidente da come hanno congegnato questa legge, tenendo fuori gli eletti in Trentino-Alto Adige e in Valle d`Aosta e gli italiani all`estero, che immaginano un premio di maggioranza che può arrivare al 60 per cento, cioè vicino ai quorum di garanzia, e questo è inaccettabile, oltre ad avere dei profili di incostituzionalità. Il minimo sindacale è il suo abbassamento».
Andrete a vedere le carte se la maggioranza cercherà il confronto?
«Ma finora non lo ha fatto; se apriranno al dialogo, noi ci confronteremo con i nostri alleati e verificheremo se fanno sul serio. Devo registrare però che, come primo atto dopo il referendum, dimostrando di non aver capito la lezione che è arrivata dalle elettrici e dagli elettori, hanno subito convocato la Commissione forzando i tempi per incardinare la riforma prima di Pasqua».
Siete favorevoli alle preferenze?
«Le liste bloccate sono sbagliate: non possiamo avere un Parlamento di nominati. Per poter ripristinare il rapporto eletto ed elettore ci sono più strade. C`è certamente la strada delle preferenze, però c`è anche quella dei collegi uninominali di partito. Il Senato fino al 1993 si eleggeva così».
Comunque lei non crede nella buona fede della maggioranza?
«Se c`è veramente la volontà di aprire un confronto dovrebbero togliere dal tavolo le forzature che stanno tentando di fare».
E quali sarebbero?
«La pessima modifica della legge elettorale sui Comuni e il tentativo di modificare l`elezione dei parlamentari italiani all`estero. Per quanto riguarda la prima modifica si capisce chiaramente che, immaginando di abbassare la soglia per eleggere un sindaco al 40 per cento, loro puntano a eliminare i ballottaggi perché in genere sono sfavorevoli al centrodestra. Ecco, se vogliono un confronto vero con le opposizioni cominciassero di lì, sgombrando il campo da quelle due pessime forzature. Almeno sulle regole della competizione democratica, la volontà di dialogo va praticata con fatti concreti in Parlamento e non evocata con appelli sui media».


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