Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri e Difesa al Senato, ha gestito in prima persona la trattativa per arrivare a una risoluzione bipartisan contro il regime iraniano. Quasi unitaria: «All`ultimo momento è arrivata l`astensione del Movimento 5 Stelle: peccato, un`occasione mancata», dice il senatore dem.
L`hanno spiegata così: nel testo non c`è la condanna di un eventuale attacco Usa contro Teheran. È un pretesto?
«È una preoccupazione che abbiamo anche noi. Temiamo l`ennesima distorsione del diritto internazionale a vantaggio dell`uso della forza. Ma l`obiettivo del testo condiviso era un altro: esprimere solidarietà e vicinanza ai manifestanti repressi nel sangue con sempre maggiore violenza e chiedere l`isolamento degli ayatollah e dei vertici della dittatura».
Quindi hanno sbagliato?
«Non era il terreno giusto per imporre un distinguo, seppure condivisibile. La straordinarietà della situazione richiedeva per noi una risposta unitaria di tutte le forze politiche rispetto ai massacri in corso».
La maggioranza mette il coltello nella piaga: i vostri alleati vi “imbarazzano”, dicono.
«Si occupino delle loro divisioni, che sono a tutto campo. Passano le giornate a limare gli aggettivi sul decreto Ucraina. Rispetto al quale, peraltro, Roberto Vannacci, il vicesegretario di un partito di maggioranza, invita a votare no. Non vengano a darci lezioni».
E però rieccoci: la frattura tra voi e i 5S è sempre sugli esteri. Come si fa a stare insieme?
«Con pazienza. Ci sono dei punti che ci uniscono anche in politica estera. Abbiamo lavorato insieme molto bene su Gaza. E poi, mi faccia dire: con Conte abbiamo già governato, conosciamo il suo pragmatismo. Sono sicuro che dei punti di sintesi si troveranno anche su questi argomenti».
Vi appassiona più la causa palestinese di quella iraniana, come sostiene la destra?
«No, non è così, parlano i fatti, le tante iniziative parlamentari, le manifestazioni a cui abbiamo partecipato e quelle a cui ancora parteciperemo: venerdì saremo davanti al Campidoglio insieme al movimento “Donna Vita Libertà” per accompagnare quella parte di società civile che da anni si mobilita sul tema».
L`intervento militare americano può aiutare i manifestanti?
«Ci allarma da ogni punto di vista il cambio di passo impresso dal presidente Usa Donald Trump: concepisce le relazioni internazionali solo dentro una dimensione bilaterale, basata sui rapporti di forza. Assistiamo al consolidarsi di una politica di potenza che asfalta l`ordine internazionale che ci siamo dati dopo la Seconda Guerra Mondiale e delegittima le istituzioni multilaterali. L`uso della forza in Iran rischierebbe di destabilizzare l`intero medio oriente».
Oggi Pd e M5S si mostreranno ancora una volta in disaccordo: si votano le risoluzioni sul decreto Armi per l`Ucraina.
«La nostra posizione è molto chiara, non l`abbiamo mai cambiata. Voteremo la nostra mozione e ci asterremo su quella della maggioranza. In questo caso, chi ha cambiato idea è il Movimento 5 Stelle. Quand`erano al governo, la pensavano come noi».