Alessandro Alfieri, responsabile riforme della segreteria Pd. Nel suo discorso di Capodanno il presidente Mattarella ha invitato le forze politiche a collaborare, almeno sulle regole. Eppure è forte il rischio che nel 2026 le destre cambino la legge elettorale a colpi di maggioranza.
Il messaggio del presidente è molto condivisibile, le riforme istituzionali richiedono un confronto, anche se si hanno idee diverse. Purtroppo questa destra si muove in modo assai diverso: sulla separazione delle carriere dei magistrati neppure un emendamento delle opposizioni è stato preso in considerazione durante il lungo percorso parlamentare. Per loro l`unico schema è lo scambio tra giustizia, premierato caro a Fdi e autonomia della Lega. E per raggiungere questi obiettivi sono disposti a forzare la mano. Sull`autonomia dopo la sentenza della Corte costituzionale, pensavamo che avrebbero rallentato: e invece vanno avanti, non solo con le pre-intese con le regioni del Nord, ma anche inserendo i Lep nella legge di bilancio, senza alcuna discussione in Parlamento.
Meloni e alleati non ascolteranno gli inviti al dialogo neppure sulla legge elettorale?
Le avvisaglie non sono incoraggianti. Per ora la destra ne ha parlato solo con interviste o con informazioni fatte filtrare da palazzo Chigi. Con le opposizioni non c`è stato nessun confronto. Il messaggio del Quirinale è stato chiaro: i costituenti si dividevano sulle scelte di governo ma scrivevano insieme le regole. Sono certo che le parole del presidente Mattarella avranno un peso rilevante. Lo si è già visto con la moral suasion che ha portato il governo a rinunciare al blitz sulla data del referendum sui magistrati. Tutti dovranno tenere conto del fatto che, ancor più sulle regole del gioco democratico, ci sarà un vigile monitoraggio da parte del garante della Costituzione. E tuttavia bisogna constatare che questa destra, nel recente passato, più volte ha fatto prevalere le ragioni di bottega ai richiami del Quirinale. E sulla legge elettorale mi ha colpito che la destra abbia iniziato a parlarne dopo le sconfitte in Puglia e Campania, come una di una mossa per evitare di perdere i collegi del sud. Mi sembra la premessa peggiore.
Le opposizioni come intendono attrezzarsi per fermare questa manovra?
Dobbiamo muoverci insieme, come abbiamo fatto sulla legge di bilancio e nel costruire le coalizioni per le regioni. È una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per affrontare un passaggio così stretto. Servono parole d`ordine comuni, come la necessità di dire no alle liste bloccate per ripristinare un rapporto diretto tra eletto ed elettore che favorirebbe un calo dell`astensionismo. Non si può pensare di cambiare la legge elettorale, eliminando i collegi uninominali di quella attuale, per lasciare solo liste bloccate.
Nel centrosinistra c`è qualche difficoltà a difendere l`attuale Rosatellum?
Se ci sono dei difetti nella legge attuale, come le liste bloccate, si può ragionare su come eliminarli. Ma non si cambiano le regole perché chi governa ha paura di perdere. Finora la destra non ha avanzato alcuna critica di merito alla legge in vigore, che sicuramente non è perfetta, ma va modificata solo laddove ha manifestato delle criticità, non per il capriccio di qualcuno.
Tra voi, i 5s e Avs le opinioni sulla legge elettorale non sempre coincidono.
Con pazienza costruiremo una posizione comune. Ma il punto è come si muoverà la destra: se dimostreranno di non volere il dialogo, come accaduto sulla giustizia, reagiremo in Parlamento e fuori per denunciare questa forzatura. E useremo tutti gli strumenti disponibili, compreso l`ostruzionismo, per fermare il tentativo di disegnare una legge elettorale a loro uso e consumo.
C`è anche il premierato, che la maggioranza vorrebbe approvare entro fine legislatura.
Al di là degli annunci, c`è stato un evidente rallentamento, come dimostra l`agenda dei lavori parlamentari. È evidente che ora puntano sulla legge elettorale perché è una strada relativamente più semplice per indicare il premier sulla scheda.
Il 7 gennaio ripartirà in Senato la discussione sui ddl antisemitismo. Delrio non ha ritirato la sua proposta, firmata anche da lei, che non convince Schlein per i rischi di censure alle posizioni propal. Andrete avanti con due proposte diverse del Pd?
È in corso un confronto tra Delrio e il senatore Giorgis, capogruppo in commissione Affari costituzionali, per trovare una posizione comune. Conoscendo i due colleghie il loro valore confido che si troverà una soluzione condivisa e un testo in grado di affrontare la piaga dell`antisemitismo, che sta crescendo anche per colpa dell`irresponsabilità del governo di Israele.


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