“Noi speriamo che la presidente del consiglio possa rimanere a Bruxelles il tempo sufficiente ad occuparsi di alcuni temi che condividiamo, come l’allargamento dell’Ue, ma siamo preoccupati che invece dovrà tornare perché la sua maggioranza è nel caos sulla manovra. Per riepilogare sulla legge di Bilancio: giovedì Giorgetti ha presentato gli emendamenti del governo, lunedì hanno presentato gli emendamenti degli emendamenti, con una manovra alternativa di 3,5 miliardi che ha sconfessato pure Salvini togliendogli i soldi del Ponte sullo stretto e facendo un’ulteriore stretta sulle pensioni; poi arriva oggi Meloni a dire che sulle pensioni devono riscrivere ancora. Un pasticcio. Ma veniamo all’Ucraina, questione su cui si sono fatti passi avanti importanti grazie al lavoro dei paesi europei che hanno corretto il piano Usa. Il sentiero è stretto e il lavoro di Meloni è complicato, ma lo sarebbe meno se il vicepresidente del Consiglio Salvini, non un passante, non sfoderasse conoscenze da sussidiario per farsi celebrare da Zakarova, la stessa che aveva accusato il Presidente Mattarella. L’ineffabile ministro delle infrastrutture dovrebbe sapere che ogni giorno riceviamo attacchi hacker da proxi legati a servizi russi: si occupasse di quelli invece di impegnarsi in ridicole lezioncine. Gli osservatori e gli analisti europei potrebbero pensare che le prudenze italiane sull’utilizzo degli asset russi e sulla creazione di una forza di protezione interna non siano motivate da valutazioni tecniche, ma da queste spaccature dentro alla maggioranza. Sul Medio Oriente lo stesso. La situazione è maledettamente complicata e non è un vezzo sostenere, come noi facciamo, che occorre predisporre sanzioni per colpire quei coloni che continuano ad allargarsi in Cisgiordania e quei ministri israeliani che li coprono. Cosa aspetta il governo Meloni a prendere posizione contro queste scelte e contro la decisione della Knesset di annettere la Cisgiordania? Così come chiediamo alla Premier Meloni: davanti alla nuova strategia di sicurezza nazionale Usa che ha l’ambizione di riscrivere l’ordine internazionale, vuole farsi utilizzare come ha fatto a Mar a Lago nel 2025 quando Trump l’ha definita l’assaltatrice dell’Europa, o si mette nel gruppo di testa dei volenterosi e prova a costruire un embrione di politica estera e di difesa comune, impegnandosi per superare l’unanimità e per raggiungere la maggioranza qualificata che ci permetterebbe di salvare il sogno dei padri fondatori dell’Ue. Un’Europa forte che superi i nazionalismi e affronti le sfide che da soli non siamo più in grado di affrontare”. Lo ha detto in Aula il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd nella Commissione Esteri e componente della segreteria nazionale Pd.
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