Ormai non ci troviamo di fronte solo a dichiarazioni estemporanee», attacca Alessandro Alfieri, capogruppo della commissione Esteri in Senato e responsabile Riforme del Pd.
«Adesso che Trump e Vance hanno messo nero su bianco, nel documento sulla strategia di sicurezza nazionale, qual è il loro vero obiettivo — resettare l`ordine mondiale e scardinare l`Unione europea — nessuno, a cominciare da Giorgia Meloni, può più fare finta di niente. Deve dire con chiarezza da che parte sta».
Ma non dovrebbe dirlo anche il vostro alleato 5Stelle, che oggi ha consigliato di affidarsi a Trump perché l`Europa ha fallito?
«Noi non condividiamo l`idea di affidarci a Trump. Dopodiché in una coalizione si può anche non pensarla alla stessa maniera, sennò saremmo nello stesso partito. Al netto delle ultime dichiarazioni, infatti, pure il M5S si rende conto che negli Usa è in atto una torsione anti-democratica. Siamo tutti d`accordo sul fatto che non si può arrivare a una vera pace senza il coinvolgimento degli europei, che devono prestare le necessarie garanzie di sicurezza, e degli ucraini, gli unici a poter decidere il proprio futuro. Almeno su questo dovremmo intenderci».
Conte però sembra pensarla come Salvini, come farete ad allearvi con lui?
«Confrontandoci a viso aperto, sono certo che arriveremo a una posizione comune. Se si vuole costruire un`alleanza, ciascun partito deve cedere un pezzetto. Abbiamo già dimostrato che si può fare. La chiave è lavorare sulle cose che ci uniscono, smussando le diversità. Serve tanta pazienza e la volontà di condividere un progetto, senza zone grigie, che sono il terreno preferito della nostra premier».
Cosa intende per zone grigie?
«Trump, nel più importante documento di politica estera, ha esplicitato qual è la nuova dottrina Usa: le relazioni con gli altri Stati andranno basati sui rapporti di forza. Quindi oggi l`Italia ha una scelta davanti: diventare una piccola provincia dell`impero occidentale a guida americana, oppure investire sull`autonomia strategica dell`Europa. Io credo che non si possano avere dubbi su quale sia il nostro interesse nazionale: l`unico modo per difenderlo è stare nel gruppo di testa dei volenterosi che lavorano per difendere la democrazia e i valori europei. È ora che Meloni abbandoni timidezze e ambiguità e pensi al bene dell`Italia».
Non vale anche per Conte?
«Le ho già detto e le ripeto che, quando sarà il momento, la coalizione chiarirà tutti i punti del programma, a iniziare dalla politica estera che è decisiva».
Intanto Meloni dai volenterosi si è smarcata, non le sembra che abbia già scelto Trump?
«Sì, anche se prova a tenere la porta socchiusa, partecipando online alla fine dei vertici in presenza tra Starmer, Macron e Merz. Ma è un tragico errore, che pagheremo tutti. Se davvero intende archiviare 75 anni di storia, non solo ci condanna all`irrilevanza, ma mina il progetto europeo di cui l`Italia è colonna portante».
Perché lo fa?
«Per affinità con Trump, che nel loro primo incontro la definì “la mia assaltatrice preferita dell`Europa”. E perché è ostaggio delle contraddizioni interne alla sua maggioranza che ha tre posizioni diverse. Tajani è pro-Ue, Salvini anti-Ue e filoputiniano, lei e i suoi Fratelli a traino della Casa Bianca e del suo disegno di distruggere l`Europa. Che Meloni favorisce esaltando l`unanimità e dicendosi contraria ad abolire il diritto di veto che impedisce ogni scelta strategica sul conflitto e di compiere passi in avanti su difesa e politica estera comuni». Si è allineata a Vannacci, tornato a tuonare contro l`Europa “masochista”, convinto che non esista una pace giusta? «Spero di no, anzi sono convinto che queste parole la imbarazzino perché ne svelano l`impotenza. Se infatti continua a tacere, se non chiarisce da che parte sta, come noi gli chiederemo in aula la prossima settimana, finirà per diventare complice di Salvini e del suo generale di brigata».