“Se con lo scostamento di bilancio il governo indicherà risorse per aiutare cittadini e imprese in un momento di così forte difficoltà, noi metteremo al primo posto l’interesse del Paese”. Alessandro Alfieri aspetta l’esecutivo “alla prova dei fatti”. Il responsabile riforme e Pnrr nella segreteria di Elly Schlein spiega che i Democratici “non daranno nessun sì preventivo. Valuteremo con attenzione sul merito”, aggiunge il coordinatore dei riformisti dem.
Senatore, Eurostat boccia il governo sulla tenuta dei conti. Il ministro Giorgetti minaccia: “faremo da soli”. Cioè sforeranno il limite di spesa. Se ci sarà un voto sullo scostamento di bilancio, voi come vi regolerete?
Partiamo da una premessa: finora il governo ha pasticciato. L’ultima legge di bilancio è molto restrittiva, proprio perché dovevano stare sotto il 3 per cento nel rapporto deficit/Pil. Ebbene hanno fallito l’obiettivo e la loro gestione dilettantistica ci preoccupa. Hanno fatto di testa loro finanche sul prezzo dei carburanti e con coperture che finiscono per colpire sanità e sociale. Dopo di che, in questo momento è necessario trovare maggiori risorse per aiutare cittadini e imprese. E servono misure straordinarie. Noi valuteremo i fatti. Se decideranno per lo scostamento, a guidarci come sempre sarà l’interesse del Paese. Ma ci deve essere un confronto.
Risorse potrebbero arrivare anche dal contenimento della spesa in difesa.
Finora non l’abbiamo visto. Abbiamo visto invece il governo, l’anno scorso in Olanda, firmare l’impegno a destinare il 5 per cento del Pil a questo settore. Una scelta insostenibile. Noi chiediamo come minimo che la flessibilità concessa dall’Europa sulle spese per la difesa sia consentita per affrontare le conseguenze dello shock energetico sui cittadini e sulle imprese. Il governo è disposto a seguire con determinazione questa strada? E aggiungo: darà battaglia sulla tassazione degli extraprofitti energetici?
Pare che siano disposti a farlo. Giorgetti lo ha fatto capire.
Lo vedremo. Finora abbiamo visto che per trovare le onerose coperture da destinare al decreto accise, hanno tagliato anche capitoli che riguardano il sociale, la sanità, gli incentivi alle imprese. Hanno tagliato nella carne viva del Paese. Per questo vogliamo capire per cosa useranno lo scostamento di bilancio. A causa dell’avventurismo di Trump, con la sua dose di sciagurata imprevedibilità, ci vorranno molti mesi per uscire dalla crisi di Hormuz, e questo anche se si arrivasse ad una tregua in tempi rapidi. Dunque bisogna essere pronti a misure straordinarie. Il governo deve capire che per difendere gli interessi nazionali deve accantonare le ricette sovraniste e costruire il consenso per promuovere strumenti comunitari finanziati con debito comune. E per fare questo deve stringere alleanze in ambito europeo.
Si avvia alla fine il Piano di ripresa e resilienza. Doveva essere “debito buono”, per dirla con Draghi, da investire nelle riforme strutturali del Paese. Che giudizio date?
C’è qualche luce ma ci sono molte ombre, purtroppo. In questi anni il governo ha celebrato l’arrivo delle rate come fossero successi costruendo modificando più volte milestone e target in modo da raggiungere prima gli obiettivi più alla portata e posticipare quelli più complicati. Ora i nodi vengono al pettine. A giugno e ad agosto ci sono le ultime due scadenze. Su molte misure siamo indietro e rischiamo di perdere ingenti risorse. In questi anni ci sono state tante modifiche, molti errori di programmazione da parte dell’esecutivo. Il prezzo per il Paese rischia di essere molto alto. Lo vediamo anche nel dato sulla crescita che aveva puntato molto sugli investimenti finanziati dal PNRR. Il Paese rischia di fermarsi.
Che giudizio date del Documento di economia e finanza?
Riflette tutti gli errori della destra e cioè l’assenza di politiche industriali per sostenere al meglio la transizione ecologica e digitale e una gestione pasticciata dei conti pubblici. Hanno proceduto a tentoni, pagando le tante divisioni del loro schieramento. E dopo il referendum appaiono in stato confusionale. Come opposizione siamo chiamati a mettere al primo posto l’interesse del paese. Questo significa indicare misure importanti e spronare il governo a prenderle.