Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd, risponde picche a Giovanni Donzelli, il n. 2 di Fratelli d`Italia che dalle colonne di Repubblica aveva aperto al dialogo con le opposizioni sulla legge elettorale.
Siete pronti, senatore?
«Hanno combinato un pasticcio tale da rendere complicato qualsiasi confronto. Che andava avviato prima di depositare il testo, non a cose fatte. Lo ritirino o daremo battaglia».
Perché una chiusura così netta?
«Siamo all`ennesima forzatura delle regole democratiche, spia di un disegno autoritario che la destra coltiva da sempre: accentrare tutti i poteri sull`esecutivo. Il modello è l`uomo solo al comando, la donna in questo caso».
Quali sono le altre forzature?
«Basta mettere in fila le riforme portate avanti in spregio alla Costituzione. L`autonomia differenziata targata Lega, bocciata dalla Consulta, ma resuscitata con le “caldarolate”; la separazione delle magistrature voluta da FI, su cui gli italiani saranno presto chiamati a esprimersi; il premierato caro a FdI, che hanno dovuto fermare perché quasi tutti i costituzionalisti erano contrari».
Quindi hanno fallito, perché preoccuparsi?
«Questo nuovo sistema di voto è il tentativo di far rivivere il premierato, che non riescono ad approvare in altro modo. Se dovesse passare, l`esecutivo diventerebbe egemone, il Parlamento ridotto a un simulacro. Come accadrà al potere giudiziario se prevarrà il sì al il ddl Nordio che rischia di assoggettare i giudici al controllo del governo».
Ma non si può migliorare?
«È sbagliato tutto l`impianto, figlio di un feroce braccio di ferro interno alla maggioranza: ciascun partito ha imposto il suo pezzetto, incluso Noi moderati che ha ottenuto di poter essere ripescato anche se non supererà il 3%. Un mostro giuridico a rischio di incostituzionalità».
Sotto quali aspetti?
«Intanto i premi di maggioranza spropositati: la coalizione vincente si avvicinerà ai quorum di garanzia, avrà cioè la possibilità di eleggere da sola il presidente della Repubblica. Una soglia stabilita dai padri costituenti non per capriccio ma per costruire il più ampio consenso intorno a figure in grado di rappresentare tutti».
Meloni si sta spianando la strada per il Colle?
«Non so cos`abbia in mente e nemmeno mi interessa. Il tema è che così fanno saltare gli equilibri costituzionali, il delicato sistema di pesi e contrappesi. In più i premi vengono imposti con mega listoni di coalizione, decisi dalle segreterie dei partiti: gli elettori non potranno scegliersi i candidati da votare. Avremo un Parlamento tutto di nominati, in contrasto con le ultime sentenze della Corte e con tutte le roboanti dichiarazioni di Meloni a favore delle preferenze».
Si è smentita, come lo spiega?
«Dopo le regionali ha capito che con il Rosatellum avremmo vinto noi e si è impaurita. Per accelerare, ha però dovuto accontentare i suoi junior partner che, senza i collegi uninominali, temevano di essere cannibalizzati da FdI, trascinati da Giorgia Meloni indicata come candidata premier».
Nome che il campo largo ancora non ha: per questo siete contrari?
«Noi siamo pronti a qualsiasi scenario. Con il Rosatellum può guidare la coalizione il partito che ha più voti. Se cambia, si utilizzerà la strada maestra delle primarie».
La destra minaccia di approvare la legge elettorale da sola, dice che pure voi l`avete fatto con l`Italicum
«In passato anche noi abbiamo commesso degli errori, ma qui — oltre ad essere in presenza di un insieme di errori — nutriamo una scarsissima fiducia nella loro reale volontà di confronto. Quando, a inizio legislatura, ci chiamarono per discutere di riforme, abbiamo portato le nostre proposte, ma non ne hanno presa in considerazione neppure una. Dopo il referendum, su cui siamo tutti impegnati per far vincere il no, se non ritirano il testo ci opporremo in Parlamento e nel Paese a questa deriva autoritaria».


Ne Parlano