«Le audizioni di oggi in Commissione sul DL 175, relativo al Piano Transizione 5.0 e alle aree idonee per le rinnovabili, hanno fatto emergere un dato molto chiaro: da associazioni d’impresa, rappresentanze artigiane e operatori del settore è arrivato un giudizio fortemente critico sul metodo con cui il Governo ha gestito questa fase», dichiara il senatore Lorenzo Basso, vicepresidente della Commissione Ambiente, Trasporti e Innovazione tecnologica del Senato.
«La rimodulazione del PNRR, con il taglio di circa 2,5 miliardi alle risorse originariamente previste per la Transizione 5.0, accompagnata da scadenze anticipate e continue modifiche delle procedure, ha generato incertezza, corse agli sportelli e sovrapposizioni fra 4.0 e 5.0. È emerso con chiarezza che questo modo di legiferare, per approssimazioni successive, ha incrinato il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni: chi investe in innovazione e in efficienza energetica non può scoprire a metà del percorso che le regole sono state cambiate», prosegue Basso.
«Le criticità emerse oggi confermano anche la gravità di quanto avevamo denunciato sui tagli alle Comunità energetiche rinnovabili: la scelta del Governo di ridurre i fondi PNRR da 2,2 miliardi a 795,5 milioni, con il bando già aperto, ha creato tensione e incertezza tra amministrazioni locali, imprese, terzo settore e cittadini. L’Esecutivo aveva giustificato il taglio sostenendo che le risorse non sarebbero state utilizzate; invece, alla chiusura del bando – nonostante il caos determinato dal cambio in corso d’opera – sono arrivate richieste per 1,456 miliardi di euro, ben superiori alla dotazione residua. Un dato che dimostra come quel taglio sia stato non solo sbagliato nel merito, ma anche lesivo dell’affidabilità dello Stato», sottolinea il senatore dem.
«La transizione digitale ed energetica è una politica industriale di lungo periodo, non un terreno per interventi estemporanei. Il Parlamento deve ora intervenire per ripristinare certezza del diritto, tutelare gli investimenti già programmati e garantire che imprese e comunità possano contare su regole stabili, trasparenti e coerenti con gli impegni assunti dal Paese a livello europeo», conclude Basso.


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