«Le audizioni di oggi pomeriggio sul decreto ex Ilva confermano un dato inequivocabile: da parte di tutti gli auditi – istituzioni locali, amministrazioni regionali, rappresentanze dei territori – è emersa una profonda preoccupazione per la tenuta dell’intera filiera siderurgica nazionale».
Lo dichiara il senatore Lorenzo Basso (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Ambiente, Trasporti e Innovazione tecnologica del Senato.
«Bene ha fatto la sindaca di Genova, Silvia Salis, a ribadire con grande lucidità due punti fondamentali: la necessità di mantenere solidarietà e integrazione tra tutti gli impianti – da Taranto a Cornigliano fino a Novi Ligure – e, nello stesso tempo, l’urgenza che lo Stato intervenga in modo diretto e deciso sul futuro dell’ex Ilva. Non c’è alcun rilancio possibile se non si tiene insieme la filiera e se non si afferma una guida pubblica capace di dare certezze su produzione, investimenti e occupazione».
«Il Governo, invece, continua a limitarsi a rinviare il problema. L’attuale decreto non risolve la crisi industriale, non affronta la questione dell’assetto proprietario e non garantisce gli approvvigionamenti necessari ai siti produttivi. Tra pochi mesi – se nulla cambierà – anche gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure si ritroveranno nuovamente esposti al rischio di fermarsi, come già accaduto troppe volte in questi anni».
«È il momento delle scelte, non degli slogan. Servono un piano industriale credibile, una regia nazionale chiara e un impegno dello Stato che non sia formale ma sostanziale. L’Italia non può permettersi di perdere la propria filiera dell’acciaio né di lasciare ancora una volta territori, lavoratori e comunità nell’incertezza».


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