“La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, pubblicata oggi nel 135° anniversario della Rerum Novarum, non descrive l’intelligenza artificiale come un problema tecnico né soltanto etico, ma come una questione di potere: di chi controlla che cosa, di chi decide al posto di chi. È la diagnosi politica più netta arrivata finora dal magistero, e parla direttamente ai Parlamenti”. Lo affermano in una nota i senatori del Partito Democratico Lorenzo Basso e Antonio Nicita, primi firmatari del disegno di legge S.1859/2026 sulla regolazione degli algoritmi.
“Il Papa — proseguono i due senatori — usa un verbo che pochi si aspettavano: ‘disarmare’ l’IA, cioè sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, abitabile. È esattamente la cornice in cui da mesi proponiamo di leggere tre diritti che oggi vanno scritti, applicati, fatti valere: il diritto a non essere disinformati, il diritto a non essere profilati e il diritto a non essere sorvegliati algoritmicamente sul lavoro”.
“Sulla verità come bene comune — sottolineano Basso e Nicita — l’enciclica è esplicita: la disinformazione non è un inconveniente del mercato dell’attenzione, è un’aggressione a un bene pubblico”. “L’enciclica dedica poi un intero capitolo — aggiungono i parlamentari dem — a quella che noi chiamiamo dipendenza algoritmica. Scrive Leone XIV che ‘quando modelli imprenditoriali prosperano sulla debolezza umana, la persona è trattata come mezzo e non come fine, e chi progetta o finanzia questi sistemi assume una responsabilità morale che non può essere elusa’. È la condanna più esplicita mai arrivata da un’enciclica al modello di business dell’attenzione: la dipendenza algoritmica non è un effetto collaterale, è il prodotto industriale primario di una parte dell’economia delle piattaforme”.
“Occorre ora che i parlamenti accolgano questo messaggio— concludono Basso e Nicita — e traducano in norme proprio queste preoccupazioni”.