“Altro che semplificazione: il piano del MIT usa i “veti” come alibi per indebolire controlli e Soprintendenze, accentrare decisioni e aprire una pericolosa deregulation.
Le grandi opere si accelerano con progetti maturi, valutazioni trasparenti e risorse certe, non con annunci, numeri non verificati e l’ennesima cabina di regia calata dall’alto.
Esempio concreto la nuova diga foranea di Genova. Opera commissariata con procedure speciali ma comunque finita in varianti, extracosti e slittamenti. Nonostante le critiche tecniche fossero note fin dal 2023 (onde, layout, fondali, metodi di consolidamento) sono state ignorate, salvo poi richiedere correzioni in corsa con extra costi.
I Paesi seri che spesso citiamo — Giappone, Germania — non smontano le tutele: pianificano bene, ascoltano i tecnici, presidiano il cantiere ogni giorno per rispettare tempi e costi. È questa la differenza tra governi capaci e politica dei nastri e degli annunci del governo Meloni-Salvini”. Così il senatore del Pd Lorenzo Basso, vicepresidente della commissione Ambiente e Lavori pubblici del Senato.