“Ci troviamo oggi per l’appuntamento annuale di commento allo stato della giustizia nel nostro paese, che poi è l’unica occasione nella quale si parla dei problemi della giustizia italiana. Perché di tutto ci siamo occupati in questi anni tranne di ciò che conta davvero, con un governo e una maggioranza troppo impegnati a portare a termine la riforma costituzionale della giustizia, la separazione delle carriere e la demolizione del Csm, per potersi occupare della bassa cucina, di quelle piccole miserie come la durata dei processi, la dotazione di personale e mezzi, l’efficienza degli uffici. Il referendum su cui si voterà tra poche settimane potrà finire con la vittoria dei Si o, come noi auspichiamo, con quella dei No, ma di certo lascerà dietro di sé le scorie di una spaccatura che la destra ha voluto e cercato, su una materia, come la giustizia, che meriterebbe il tentativo di soluzioni più condivise. Hanno invece scelto l’esibizione muscolare e hanno dimenticato completamente la macchina della giustizia, il suo concreto funzionamento, ciò che interessa a imprese, cittadini, mercati, economia”. Lo ha detto in Aula in dichiarazione di voto il senatore Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd nella Commissione Giustizia.
“Non una volta, con l’eccezione di questi appuntamenti annuali – ha proseguito Bazoli – abbiamo visto il ministro Nordio in Aula e in commissione giustizia. I problemi sono tanti. La durata dei processi è diminuita solo grazie alle risorse del Pnrr, ma nessuno si è chiesto cosa accadrà quando i contratti in essere degli assunti nell’ufficio del processo scadranno, di qui a pochi mesi. Le carenze del personale amministrativo parlano di scoperture che vanno dal 37% nei tribunali ordinari, al 33% presso la Corte di Cassazione. Carenze di adeguati supporti informatici per il processo telematico. Tagli al bilancio, anche quest’anno di 200 milioni di euro in tre anni. E’ poi sotto gli occhi di tutti il collasso del sistema dell’esecuzione penale. Il sovraffollamento diffuso ha raggiunto una media del 130%, oltre 62000 detenuti per una capienza di 46000 posti letto. Non sono bastati gli appelli del Papa, del Presidente della Repubblica, a smuoverli dalla loro pusillanime accidia sul tema. Per fare un bilancio di questi tre anni e mezzo di politica della giustizia l’unico termine che ci viene in mente è ‘fallimento’. Hanno fallito, la giustizia italiana non si trova oggi in condizioni migliori di tre anni e mezzo fa, e la vostra sconfitta al referendum sarà l’epitaffio su una stagione da dimenticare”.


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