Per il ministro Nordio è «blasfemo» dire che la riforma mina l`indipendenza della magistratura. Alfredo Bazoli, senatore del Pd, lei è «blasfemo»?
«Ma per carità. Sono talmente tanti i giuristi e gli osservatori che esprimono preoccupazioni su questa riforma che definirle “blasfeme” tradisce nervosismo. Erano convinti di vincere il referendum sul velluto, ma forse non sembra più così scontato».
Con voi del Pd ce l`ha per le «accuse ripugnanti» di voler spiare la magistratura che gli avete rivolto.
«Reagisce sempre come se fossero accuse personali. E si chiede come si osi mettere in discussione la sua correttezza e onorabilità. Ma il punto è politico. Non deve fare la vittima. Ma dare risposte. Vale sia per il software dei pc sia per le preoccupazioni della magistratura. Peraltro motivate».
Da cosa?
«Dalle sue stesse parole quando ha spiegato che, a suo giudizio, la magistratura ha esondato, invaso il campo della politica e quindi gli vanno limate le unghie. E come si fa? Demolendo il Csm».
Lui dice che si rafforza. Non è così?
«No. Il Csm come disegnato in Costituzione si demolisce: lo si divide in due, gli si sottrae la responsabilità disciplinare, si introduce il sorteggio “secco” solo per la parte togata e non laica. Ecco come si intende ricondurre la magistratura nei suoi limiti: riducendo autonomia e indipendenza. Questo è l`obiettivo dichiarato».
Il sottosegretario Mantovano chiede di non demonizzare il Sì con slogan fake.
«E quali sarebbero?»
Ad esempio che la giustizia sarà controllata dal governo. Dice che nel testo non c`è.
«Dimentica che in tutti Paesi in cui c`è la separazione delle carriere il pm è in qualche modo controllato dal potere esecutivo per una ragione molto semplice: altrimenti sarebbe un potere autonomo, troppo forte e fuori controllo».
Mantovano ricorda che la Costituzione conferisce la sovranità al popolo italiano che ha dato fiducia a un programma elettorale che conteneva questa riforma.
«Considerare la Costituzione un argomento di programma elettorale lo trovo surreale. Perché la Carta dovrebbe essere di tutti. E pertanto dovrebbe essere modificata con il più ampio consenso e non con maggioranze pro-tempore e sostanzialmente bypassando il Parlamento, come ha fatto, per la prima volta nella storia della Repubblica, questo governo».
Il ministro si è detto pronto a dialogare. Cosa ne pensa?
«Sì, ma non poteva dialogare prima? Si è scritto la riforma da solo. È arrivato in Parlamento e non ha aperto bocca. Non ha accolto un solo emendamento. Difficile credere alla voglia di dialogo».
Nordio al «Corriere» ha detto che è pronto a modificare il sorteggio «secco» dei togati e a reintrodurre il ricorso per le sanzioni dell`Alta corte. Basta?
«Ma non sono gli unici punti critici. C`è la scelta dei laici. Come verrà stilata la lista da cui estrarli? Come saranno garantite le minoranze? E come sarà la composizione dei collegi dell`Alta Corte? Sarà garantita la maggioranza dei togati nei collegi? Non sappiamo nulla delle leggi attuative».
Questo non vuol dire che si attende una trattativa?
«Lo speriamo. Così come speriamo in una moral suasion e un invito alla ragionevolezza. Credo che anche il richiamo del primo presidente della Cassazione D`Ascola si possa leggere in questa chiave. Un invito, qualora passasse il Sì, a sedersi intorno a un tavolo con ragionevolezza e smussare le parti più pericolose della riforma».


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