“In un paese come il nostro, appesantito da una burocrazia onnipresente che ne condiziona fortemente sviluppo e potenzialità, un sistema di controlli efficace, insieme ad una adeguata delle amministrazioni, sono presidi essenziali al buon funzionamento del nostro apparato pubblico.
Questa riforma porta in una direzione esattamente opposta, poiché vi sono scelte che portano a una decisiva e sostanziale deresponsabilizzazione degli amministratori e della burocrazia, e insieme limitano la capacità di controllo della corte dei conti.
In particolare, la responsabilità erariale dei pubblici funzionari, vale a dire la responsabilità per i danni arrecati alle istituzioni da scelte errate, esce fortemente limitata da questa riforma, pregiudicando in modo decisivo la sua capacità deterrente nei confronti di comportamenti pregiudizievoli della burocrazia.
Con questa riforma si introduce una ulteriore rilevante limitazione, perché anche in caso di condotte caratterizzate da colpa grave, ovvero da gravi inadempienze o negligenze inescusabili, la responsabilità sarà limitata al 30% dei danni cagionati, ovvero a due annualità dello stipendio, lasciando il 70% del danno a carico della collettività.
Accanto a ciò, si è introdotto un nuovo discutibile meccanismo di silenzio assenso: si è deciso, giustamente, di incentivare forme di cooperazione della corte dei conti mediante la richiesta di pareri preventivi che, ove rilasciati, garantiscono giustamente la copertura dell’amministrazione richiedente rispetto alle condotte conformi al parare richiesto.
Ma si è andati oltre, e si è introdotto il silenzio assenso, per cui al parere rilasciato viene equiparato quanto ad esonero di responsabilità anche il mancato rilascio nei 30 gironi dalla richiesta.
Questa riforma delle Corte dei conti prosegue dunque nella demolizione dei controlli sul potere, sugli apparati del potere, e trova il suo coronamento nella riforma della magistratura, che eleva il braccio armato della giustizia, i pubblici ministeri, ad autonomo potere dello Stato, e insieme indebolisce l’autonomia, l’indipendenza, e dunque l’imparzialità dei giudici.
Per questo abbiamo detto no all’abrogazione dell’abuso d’ufficio, diremo No al referendum sulla riforma della magistratura e diciamo no a questa riforma della corte dei conti”. Così il senatore Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia, in dichiarazione di voto sulla riforma della Corte dei Conti.


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