โLa telecronaca sportiva italiana รจ stata, da sempre, una forma alta di educazione civile, prima ancora che di spettacolo: da Carosio a Martellini, da Pizzul a Rosi, dal calcio mondiale alle Olimpiadi, da De Zan al ciclismo fino a Poltronieri per la Formula 1, Franco Bragagna per l’atetica leggera, con Sandro Ciotti a fondare il linguaggio moderno del racconto sportivo e Tito Stagno a dimostrare che una voce pubblica puรฒ fare la Storia, quelle voci hanno insegnato che lโemozione nasce dalla competenza, che il silenzio รจ parte del racconto, che il servizio pubblico non improvvisa e non banalizza.
Hanno costruito una tradizione fatta di misura, studio, rispetto per chi guarda e per chi compete, una tradizione che oggi viene calpestata da scelte che premiano lโappartenenza invece del merito, lโignoranza invece della preparazione, lโarroganza invece della responsabilitร , fino a trasformare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina in una sequenza di gaffe e umiliazioni.
Scambi di persona, campioni mondiali non riconosciuti, un artista come Ghali volutamente oscurato e mai menzionato.
E allora la domanda non รจ retorica ma dolorosamente politica: che cosa abbiamo fatto, noi, per meritarci tutto questo scempio?โ. Cosรฌ su Facebook il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.